Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
Ultimo aggiornamento: 7:58
“Mi stavo preparando e il film della mia vita mi è passato per la testa. Mi chiedevo: è tutto vero?”. Lo scorso marzo, quando la Nazionale brasiliana lo convocò per la prima volta, Wesley non riusciva a realizzare che il suo sogno si stava avverando. E ora è sbarcato a Roma da Gian Piero Gasperini, accolto dai tifosi giallorossi. L’ex Flamengo è uno dei terzini più promettenti del panorama calcistico internazionale ed è pronto a farsi conoscere anche in Serie A. Ma la strada per diventare un calciatore professionista è stata davvero tortuosa. “Quando avevo 12-13 anni ho provato ad andare al Figueirense. Tre provini, tre bocciature. Allora ho provato al Tubarão. Ho fallito di nuovo. Solo nel 2018 sono stato accettato, poi però è arrivato il Covid. Una mazzata tremenda. Dissi alla mia famiglia che volevo andare a lavorare: avevo chiuso col calcio”, svelò Wesley a Cbf Tv. E fu di parola.
Fino a quattro anni fa, il classe 2003 passava le sue serate a parcheggiare le auto davanti al ristorante di Rio de Janeiro dove sua madre lavorava come cuoca. Wesley decise dunque di rinunciare al suo sogno per aiutare la propria famiglia che si trovava in una situazione economica complicata. Aveva 16 anni e la parola “sacrificio” era già entrata prepotentemente nel suo vocabolario. Ma, nonostante tutto, una piccola parte di lui coltivava ancora il sogno di diventare un calciatore. E ancora più di lui ci credeva la sorella: “Quando le parlai della mia decisione mi disse ‘No, tu devi continuare a giocare. Sono convinta che riuscirai a raggiungere il tuo obiettivo’. Ogni giorno mi scriveva messaggi motivazionali. E così nel 2020, dopo avermi scritto l’ennesimo messaggio, mi convinse a tornare sui campi da calcio”.







