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Può un amore molto lontano resistere, continuare a vivere, sopravvivere? Mi scuso per aver iniziato così questa mia lettera, ma almeno sono andato subito al sodo. Mi chiamo Espedito N., 42 anni (lo so, un nome latino, raro, nella mia famiglia abbondano, il mio vuol dire «sciogliere dai legami»), abito in Emilia e mi occupo di organizzare mostre, sono curatore. Da oltre un anno tengo uno rapporto epistolare, stretto, con una splendida donna portoghese che abita a Lisbona e che ho conosciuto, in un viaggio estivo, a Venezia. Si chiama Leonor, anche lei quarantenne. Rapporto epistolare? Sì, proprio così: certo ci scriviamo anche messaggini con il cellulare e poi mail, queste meno, ma per alimentare il nostro rapporto, usiamo le «vecchie e care» missive. Lei è professoressa di storia dell’arte, ci assomigliamo molto negli interessi, nel modo di concepire la vita e di viverla. Dopo Venezia ci siamo visti due volte, con brevi soggiorni nelle rispettive città (grande passione!). Per ragioni, serie, che non sto qui a spiegare, nessuno di noi può lasciare il luogo dove vive, ha casa, perciò andiamo avanti così, telefonandoci e scrivendoci tantissimo. Le nostre lettere sono piene di sentimento, racconti e storie, erotismo e sentimento; ma qui mi fermo e pongo ancora, a lei, le domande del mio incipit: può un amore molto lontano resistere, continuare a vivere e sopravvivere? Grazie per l’attenzione. Cordiali saluti!






