Fu «prova d’amore» o, come dice l’interessato, è una «ricostruzione fantasiosa»? La domanda riguarda un retroscena pubblicato ieri dal Corriere della Sera (a firma Francesco Verderami). Oggetto dell’articolo è l’intervento pronunciato alcuni giorni fa da Dario Franceschini in Senato (e di cui anche Libero ha raccontato) durante l’approvazione della riforma che introduce la separazione delle carriere tra pm e giudici. La tesi del retroscena è che l’assalto dell’ex ministro alla riforma Nordio, con richiesta finale di trasformare il referendum in una spallata al governo, è stato una «prova d’amore» del Pd ai magistrati, una risposta all’appello che sarebbe contenuto nelle inchieste di Milano e di Pesaro, contro esponenti del centrosinistra. I guai giudiziari che avrebbero coinvolto esponenti del centrosinistra sarebbero un avvertimento dei pm ai dem perché si diano maggiormente da fare contro la riforma Nordio. Franceschini, avendolo colto, avrebbe risposto, promettendo una battaglia campale in occasione del referendum costituzionale.

Il primo a chiedere chiarimenti è stato Enrico Costa, di Forza Italia: «Se fosse vero il ragionamento attribuito dal Corriere a Franceschini saremmo al limite dell’estorsione costituzionale». Anche perché, continua Costa, la risposta dell’ex ministro dei Beni Culturali all’avvertimento dei pm «non consiste in una denuncia indignata della supposta strumentalizzazione della funzione giudiziaria, ma in un messaggio di sottomissione del Pd a questo ricatto». Dunque, «ci aspettiamo una smentita indignata di Franceschini, che nel Pd non è proprio l'ultimo arrivato. Ma ci aspettiamo anche che il solerte Csm apra una pratica a tutela di quei magistrati accusati pubblicamente di piegare la funzione giudiziaria per fini politici».