VITTORIO VENETO (TREVISO) - Le frane che negli ultimi tempi stanno interessando la Croda Marcora tra San Vito di Cadore e Cortina d'Ampezzo riportano all'attenzione la fragilità della Strada Statale n.51 di Alemagna, arteria vitale tra la pianura veneta e le Dolomiti. Ma questa precarietà non è nuova né limitata all'Ampezzano. Andando indietro nel tempo, infatti, la memoria storica ci ricorda un tratto altrettanto delicato posto più a sud, nel Fadalto. Qui, lungo l'antico percorso di quella che un tempo era chiamata Strada Regia, le cronache raccontano di alluvioni e frane che per secoli hanno compromesso il transito di mezzi e uomini. Il colatoio ghiaioso del Gravon del Verdilon, ben visibile salendo sull'autostrada A27, ne è una testimonianza diretta, mentre le acque del Lago Morto spesso straripavano. Per questo, nel tempo, le autorità valutarono nuove soluzioni di tracciato per rendere più sicura la viabilità.

La via che oggi conosciamo come Strada Statale di Alemagna ha alle spalle una lunga evoluzione. In epoca romana era poco più di una mulattiera che collegava la pianura veneta al Centro Europa, corridoio internazionale per mercanti, soldati e pellegrini. Il tratto a nord di Vittorio Veneto, nel Medioevo, fu chiamato Strada del Canal. Dal Quattrocento assunse il nome di Strada Regia, per il suo valore strategico verso le terre di lingua tedesca, per questo fu anche detta Strada Regia di Alemagna.