«Stella lucente, stella splendente, prima stella nel cielo stasera, vorrei tanto ma tanto davvero che tu esaudissi il mio desiderio». Iggy Pop sorride con dolcezza infinita ripetendo la filastrocca con la quale sua madre lo faceva addormentare, tanto tempo fa, prima che James Newell Osterberg, Jr. diventasse Iggy, l’iguana del rock, inventore del punk quando i Sex Pistols portavano ancora i pantaloni corti, amico e rivale di David Bowie, filosofo della vita da vivere a tutto volume. «Vivevamo in una roulotte, e quando cominciai a suonare la batteria al liceo i tamburi non entravano da nessuna parte. Così i miei genitori tolsero il loro letto per farci stare la batteria, e andarono a dormire nelle cuccette. Hanno sempre protetto i miei sogni, mamma e papà. Nella mia classe c’era il figlio del presidente della General Motors. Il più ricco ero io». Dom Pérignon ha chiesto a Iggy Pop — e altri sei creativi: Zoë Kravitz, attrice, scrittrice e regista; Clare Smyth, chef stellata Michelin; Tilda Swinton; Alexander Ekman, ballerino e coreografo; l’artista Takashi Murakami; Anderson Paak, produttore e regista — di raccontare cosa sia per loro la creatività, in una serie di fotografie scattate da Collier Schorr in luminoso bianco e nero e nei video girati da Camille Summers-Valli — e le risposte sono state diversissime e altrettanto affascinanti. Swinton, alla serata inaugurale della mostra dedicata dalla Tate Modern londinese a Dom Pérignon, ha letto una sua poesia mentre Iggy Pop da un divanetto la guardava affascinato, primo a applaudire e a sorprendersi per le parole di Murakami – l’artista nipponico non era a Londra, è apparso in video – che dai grandi schermi spiegava come la creatività giunge a lui soltanto in uno spazio vuoto, come una tela bianca.
Iggy Pop: «Ero un ragazzino sfigato, poi ho trasformato il mio corpo in una bomba a mano. Con gli Stogees sperimentavo, mi tagliavo, sangue dappertutto. Poi mi sono calmato»
Iggy Pop, l’iguana del rock e l’inventore del punk (quando i Sex Pistols portavano ancora i calzoni corti), si racconta: l’amico-rivale David Bowie, Jim Morrison, Houellebecq. E i genitori: «Vivevano in una roulotte, tolsero il loro letto per farci entrare la mia batteria. Hanno sempre protetto i miei sogni»








