La staffilata è arrivata da uno dei sostenitori del governo. «Non ho fatto il primo ministro stando con le mani in mano», ha detto a Rtl Edouard Philippe, leader del gruppo Horizons e ormai candidato ufficiale alle presidenziali del 2027. L’obiettivo polemico era l’attuale inquilino di palazzo Matignon, François Bayrou che, dopo essersi imposto al presidente Emmanuel Macron per il ruolo di capo del governo, ha conquistato il triste primato di essere il meno amato tra i premiers ministres: 14% il consenso a maggio, 16% negli ultimi sondaggi e soprattutto di aver fatto molto poco, restando nell’ombra dell’attivismo in campo internazionale dell’Eliseo.

La scommessa perduta sulle pensioni

Bayrou ha puntato molto in alto, ma non ha raggiunto grandi risultati. Ha provato a ricucire la Francia – i cittadini, ma anche il mondo politico – riaprendo la grande discussione (il conclave) sulla riforma delle pensioni ma tutto è finito dove era iniziato: il nodo dell’innalzamento dell’età legale da 62 a 64 anni non è stato sciolto. O meglio: era stata raggiunta un’intesa con le parti sociali, attraverso maggiori deroghe per i lavori usuranti, ma il congresso del partito socialista, considerato politicamente «illeggibile» in Francia, ha spinto la Cfdt, il principale sindacato, a ritirare il proprio consenso. La maggioranza del Ps, per quanto risicata, intende riprendere a guardare a sinistra. Ha quindi presentato una mozione di sfiducia contro Bayrou – fallita perché la destra lepenista non ha partecipato al voto – e ha annunciato la fine della politica di “non-sfiducia” in occasione del prossimo voto sul budget, presentato a metà luglio. Una risoluzione approvata dall’Assemblée, dal valore puramente simbolico, invita ora all’abrogazione della riforma varata nel 2024.