"Amo questa città. Sono un architetto e non un “cementificatore”. E ho fiducia nel lavoro della magistratura”. Stefano Boeri sceglie i suoi canali social per raccontare la sua versione. Per spiegare quei “frammenti di messaggi privati decontestualizzati” agli atti della nuova maxi inchiesta sull’urbanistica, dopo le precedenti indagini sulla Beic e su Bosconavigli. Atti in cui le sue conversazioni, soprattutto quelle con il sindaco Beppe Sala, sono diventati materia di indagine. E che l’architetto e presidente della Triennale prova a contestare in diversi punti. Boeri è indagato (per la terza volta) nella nuova inchiesta, ora per induzione indebita a dare o promettere utilità, in concorso con l’ex assessore Tancredi, il costruttore Manfredi Catella e l’allora presidente della commissione per il Paesaggio, Giuseppe Marinoni. Boeri, progettista del Pirellino per conto del costruttore Catella, avrebbe fatto pressioni per «condizionare» la commissione per il Paesaggio e spingerla, dopo due rigetti, a un parere favorevole.

“Nei giorni scorsi sono stato oggetto di una violenta campagna diffamatoria, dovuta in particolare alla diffusione di una serie di frammenti decontestualizzati di miei messaggi privati, trasmessi agli organi di informazione prima che ai miei legali e al sottoscritto. Una situazione incresciosa, non nuova in Italia, che sull’onda di un processo mediatico trasforma in colpevole chi, come nel mio caso, è semplicemente coinvolto in un’indagine preliminare”, scrive Boeri. Che continua: “Resto convinto che l’unica sede di un qualsiasi processo giudiziario debba essere il Tribunale. Per questo ho deciso nei giorni scorsi di non rilasciare dichiarazioni o interviste, lasciando ai miei avvocati, nel rispetto del lavoro della Magistratura, il tempo necessario per istruire una solida difesa. Mi sono tuttavia reso conto che questo mio silenzio ha lasciato spazio a troppi dubbi e malevole interpretazioni. Su molti media, dei frammenti di miei messaggi sono stati infatti pubblicati e tra loro “montati” in modo pretestuoso, senza alcun riferimento al contesto in cui erano stati formulati, così da suggerire un’immagine totalmente distorta della mia vita professionale e della mia storia privata”.