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La Consulta obbliga il Servizio Sanitario a fornire i macchinari per l'autosomministrazione dei farmaci a chi è immobilizzato

O un malato si somministra da solo il farmaco che pone fine alla vita, o non è possibile procedere con il suicidio medicalmente assistito. Cioè: non può essere una terza persona a iniettarlo.

Lo stabilisce la Corte Costituzionale creando non poco imbarazzo tra politici, associazioni e famiglie di malati. Come può, ad esempio, un tetraplegico grave premere il pulsante da solo? E come può esercitare il suo diritto al fine vita (autorizzato sulla carta) se nemmeno il medico può iniettargli il farmaco letale? La sentenza arriva in risposta al Tribunale di Firenze sul caso sollevato da Libera, 55enne toscana, affetta da sclerosi multipla progressiva, completamente paralizzata e impossibilitata ad autosomministrarsi il farmaco nonostante il via libera dall'azienda sanitaria. La donna aveva presentato un ricorso urgente. Niente da fare: il farmaco somministrato da altri è inammissibile. Secondo la Corte "il giudice non ha motivato la reperibilità di un dispositivo di autosomministrazione farmacologica azionabile dal paziente che abbia perso l'uso degli arti", ossia una pompa infusionale attivabile con comando vocale o tramite la bocca o gli occhi.