TRIESTE - «Complessità delle indagini». Slitta di altri 60 giorni la data per il deposito della perizia sul Dna nell'inchiesta su Unabomber. E scatta la protesta dei legali che ricordano che ormai siamo ad «una attesa di due anni e mezzo». Il disappunto è stato espresso dagli avvocati Alessandra Devetag e Leopoldo Da Ros a cui si è unito l’avvocato Paolo Patelmo.

Il Gip del Tribunale di Trieste Flavia Mangiante giovedì ha accolto l'ennesima istanza di proroga avanzata dai consulenti tecnici nominati dal giudice a seguito della richiesta di incidente probatorio proposta dalla Procura della Repubblica di Trieste, concedendo ulteriori 60 giorni per la consegna delle relazioni sul Dna ricavato dal riesame, con le nuove tecnologie, dei reperti probatori a carico di Unabomber. L'obiettivo è verificare se il Dna del criminale che tra 1994 e 2006 nel Nord Est lasciò oggetti esplosivi in giro, corrisponda a una delle 11 persone iscritte nel registro degli indagati dopo la riapertura dell'inchiesta.

Gli avvocati Alessandra Devetag e Leopoldo Da Ros, che rappresentano alcuni indagati, sottolineano i danni morali che stanno subendo le persone indagate e ricordano che i periti hanno ricevuto l'incarico il 13 marzo 2023: aveva tempo 90 giorni. Poi è iniziata una serie di rinvii. A questo punto l'udienza del 15 settembre, già fissata «appare senza significato perché i nuovi termini non saranno ancora scaduti», dicono e proseguono: «Oggi l'ennesima proroga, in spregio alla più che legittima richiesta dei difensori di essere almeno informati sulle modalità di esecuzione della consulenza». «Quanto alla asserita “complessità delle indagini”, non si hanno ricordi di una perizia tecnica che si sia protratta per due anni e mezzo».