«Ridatemi il martello. Che cosa ne vuoi fare? Lo voglio dare in testa ai contribuenti genovesi». Silvia Salis nostra signora delle tasse. La neo sindaca di Genova, ex atleta del lancio del martello, ci ha preso gusto e non si ferma più. La settimana appena passata è stata la volta dell’aumento dell’Imu sulle seconde case date in affitto concordato. Gabella dallo 0,78% all’1,06 sui 27mila proprietari che in città tengono un canone basso per aiutare i residenti e rinunciano al più remunerativo affare di trasformare il proprio immobile in un alloggio per turisti. Risultato: cinque milioni di tasse in più. Questa sarà invece la settimana dell’Amt, l’azienda di trasporti cittadina, che ha bisogno di 83 milioni di euro per chiudere l’anno. La prima pensata per far rimpinguare le casse è presentare il conto ad anziani e bambini: dal primo ottobre niente più mezzi gratis per chi ha più di settant’anni e meno di quattordici e metropolitana a pagamento anche per i residenti, esclusi dal precedente sindaco, Marco Bucci. Misure tampone, che non risolvono il problema neppure un poco, ma di fastidio ne danno tanto.

Poi, nel 2026, come ha scoperto il leader dell’opposizione, Pietro Piciocchi, scavando nei documenti di bilancio presentati dalla maggioranza, cinque milioni di aumento della Tari, la tassa dei rifiuti, che sotto la Lanterna è già la più cara d’Italia, con Catania: si passa da 165 a 170 milioni di introito. «In realtà sono dieci milioni di aumento», provoca l’ex vicesindaco del centrodestra, «perché se avessimo vinto, il nostro programma prevedeva un taglio di cinque milioni».