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Ultimo aggiornamento: 13:25
E’ partita l’estate calda dei binari italiani con la chiusura della relazione diretta Milano-Genova fino al 28 agosto. Per la gioia del ministro Matteo Salvini, la rete ferroviaria italiana (RFI) è stata costretta a concentrate l’apertura di 1.200 cantieri in piena estate. Tutti i progetti, nei cassetti da anni, grazie ai finanziamenti del Pnrr sono stati recuperati. Da 150 mila ore di interruzione delle linee a 350mila ore annue sui 16mila km di rete.
Fallito il federalismo dei trasporti ferroviari, si torna al peggior centralismo ministeriale. Prima il Mit dava solo qualche indirizzo programmatorio, ora interviene nella gestione degli investimenti, “stressare” sia RFI, senza i tecnici, per seguire tutti i lavori avviati dalle aziende appaltatrici anch’esse senza tutti gli uomini necessari e tutti i mezzi operativi utili per realizzare i lavori e rispettare i tempi della loro conclusione. Tempi che restano solo sulla carta, con costi sempre crescenti.
In un contesto già collassato, dove non si contano più le proteste dei pendolari (anche quelli dell’Alta velocità), si rischiano nuovi blackout, ritardi, soppressioni dei treni, limitazioni di percorso e disagi di ogni genere. Dalla Sicilia alla direttissima Firenze-Roma, chiusa ai treni pendolari, dalla Calabria alla Lombardia chiuso, verrà il passante ferroviario. Come pure in Sardegna dove sono previsti 7,5 anni per raddoppiare 28 km. Insomma non c’è angolo di rete senza lavori. Lavori talmente diffusi che consentono solo parzialmente l’adozione di itinerari alternativi validi per mitigare i disagi.






