Volano cazzotti nell’operosa e compostissima Brianza. Il centro anziani di Lesmo anziché spandere dolcezza di tisane e il lento rosario di tombolate, si è fatto, negli ultimi tempi, teatro di risse, ruggiti e rancori da retrobottega. Una sorta di western geriatrico, ambientato non nel deserto polveroso dell’Arizona ma fra le sedie imbottite di via Morganti 13, dove il rumore dei dadi nella tombola è stato sostituito dal tonfo sordo dei pugni. La cronaca – spicciola, concreta, quasi surreale – racconta che due uomini, uno di 78 e uno di ben 97 anni, sono finiti a litigare per una partita a scopa. Non la scopa delle fiabe, né quella delle pulizie, ma quella delle carte, che nei circoli anziani italiani mantiene il valore simbolico e infiammabile di una guerra di trincea. A scatenare il conflitto, pare, una mossa maldestra, una parola di troppo o forse un’antica ruggine mai davvero sedimentata.

Il più anziano – centenario mancato ma ancora acceso come un fiammifero – ha avuto la peggio: un pugno in faccia, un labbro rotto e la dentiera volata via, emblema tragico-grottesco di una vecchiaia che sa essere anche feroce. Niente bar di quartiere, niente ultrà, niente alcol in circolo: solo lo scontro nudo e crudo tra due vecchietti, in una sala dove solitamente si discute di acciacchi, bollette e nipoti. Il presidente del centro, Amos Noli, uomo paziente e in apparenza imperturbabile, era in ferie al mare quando ha ricevuto la telefonata: «Mi chiama il figlio del signore di 97 anni e mi dice: “Mio padre è stato aggredito”».