Portare il proprio gatto in viaggio, soprattutto all’estero, non è solo una questione di trasportino e biglietti. Serve una vera e propria identità felina internazionale: il passaporto. Questo documento, spesso sottovalutato, è invece indispensabile per attraversare i confini in regola con la legge e, soprattutto, per proteggere la salute dell’animale. Ecco tutto quello che occorre sapere per viaggiare con il gatto in sicurezza e nel pieno rispetto delle normative.

Cos’è il passaporto per animali da compagnia

Il passaporto europeo per animali da compagnia è un documento ufficiale rilasciato dai servizi veterinari dell’Asl o da un veterinario autorizzato. Include tutte le informazioni essenziali sull’animale: dati anagrafici, microchip, proprietario, vaccinazioni obbligatorie (prima fra tutte quella contro la rabbia) e, in alcuni casi, trattamenti antiparassitari. È obbligatorio per tutti i viaggi all’interno dell’Unione Europea e per l’ingresso da o verso Paesi Terzi che applicano regole analoghe. Senza passaporto, l’ingresso dell’animale può essere rifiutato alla frontiera o, nei casi più gravi, essere sottoposto a quarantena.

Microchip: l’identità del gatto in viaggio

Il primo passo per ottenere il passaporto è l’identificazione del gatto tramite microchip. Questo dispositivo elettronico, grande quanto un chicco di riso, viene inserito sottopelle (di solito sul lato sinistro del collo) da un veterinario. Il microchip è obbligatorio non solo per viaggiare all’estero, ma anche per la registrazione in anagrafe felina in molte regioni italiane. Il codice identificativo del microchip è collegato ai dati del proprietario e viene riportato sul passaporto. È importante verificare che il microchip sia leggibile prima di ogni partenza: in aeroporto o alla frontiera, il lettore elettronico dovrà essere in grado di identificarlo senza problemi.