Ora Marte è un obiettivo politico. La Casa Bianca nel bilancio della Nasa per il prossimo anno dedica sette miliardi di dollari per arrivare in fretta sulla Luna e un miliardo di dollari per iniziare seriamente la preparazione del viaggio sul Pianeta Rosso. Con una precisazione ben sottolineata nel documento: «sconfiggere la Cina nel ritorno sulla Luna e portare il primo uomo su Marte». I piani dell’ente spaziale sono riorientati con una poderosa concentrazione di interessi sui due obiettivi tagliando nello stesso tempo le risorse ad altre attività oltre ad un terzo dei dipendenti, riducendo addirittura del 24,3 per cento l’intera disponibilità economica rispetto a quest’anno. Quanto forte sia la determinazione nel procedere sulla nuova direzione lo ha dimostrato la cancellazione del candidato Jared Isaacman, uomo d’affari e astronauta, alla guida della Nasa alla vigilia della sua approvazione da parte del Congresso perché le idee espresse durante gli incontri preliminari non garantivano adeguata sintonia.
Già nel discorso sullo Stato dell’Unione Donald Trump ha indicato Marte come meta dell’esplorazione portando lassù la bandiera americana, assecondando le aspirazioni del suo ex consigliere Elon Musk. Musk, infatti, guarda con interesse al vicino pianeta immaginando addirittura l’insediamento di una città da un milione di abitanti e ripete: «Morirò in America. Non andrò da nessuna parte. Potrei andare su Marte, ma sarà parte dell’America». Intanto promette spedizioni vicine nel tempo, da bravo uomo di marketing, e sostiene che l’anno prossimo porterà il robot umanoide Optimus sulle sabbie rosse. Ciò, nonostante i guai della sua astronave Starship nata prima di tutto per tornare a camminare sulla Luna e sulla quale imparare a compiere il successivo grande ma più affascinante balzo più lontano.






