Sia chiaro: Matteo Ricci il nostro garantismo non se lo meriterebbe proprio. Parlano chiaro le sue sortite giustizia liste degli anni e dei mesi passati, contro chiunque – pur presunto innocente come da Costituzione – si sia trovato sotto inchiesta. E troppe volte Ricci era regolarmente lì pronto a partecipare alla lapidazione del malcapitato. Ed è ancora più eloquente il fatto che, proprio mentre sta in mezzo alla tenaglia tra procura e grillini, Ricci si sia immediatamente messo a sparacchiare contro la destra, come se a tenerlo sulla graticola fossero i suoi avversari politici. Starei per dire: dovrebbe essere assolto per non aver compreso il fatto.
Ciò detto, siccome da queste parti le convinzioni valgono più delle convenienze e i princìpi più della propaganda, c’è comunque un punto che va messo a verbale (nonostante Ricci). Magari altri aspetti dell’inchiesta si riveleranno robusti e sorretti da prove solide. Ma appare pericoloso e irricevibile il fatto che i pm, per individuare il beneficio e l’utilità che Ricci avrebbe ricavato dai suoi asseriti comportamenti illegali, citino il consenso politico. Quindi – sintetizzo con parole mie – le discutibili scelte del sindaco (ad avviso della procura da configurare come illegali) avrebbero comportato «un beneficio in termini di popolarità e consenso». Qualcosa del genere fu a suo tempo teorizzato anche contro Matteo Salvini, quando ci fu chi sostenne che la sua linea sul contrasto all’immigrazione clandestina fosse motivata da ragioni di consenso.
















