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Il candidato nelle Marche va avanti: "Sono sorpreso dall'avviso di garanzia"

Il giorno dopo la tegola giudiziaria, l'ex sindaco di Pesaro e candidato del ccentrosinistra alle regionali delle Marche, Matteo Ricci (foto), si difende e, in attesa dell'interrogatorio del 30 luglio, contrattacca. Soprattutto in direzione dell'alleato M5s: "I cinque stelle hanno giustamente chiesto di vedere le carte, cosa che ho fatto. Ho spiegato le mie ragioni. Non credo di dover prendere lezioni di onestà da parte di nessuno, su questi temi abbiamo gli stessi valori". E torna sull'avviso di garanzia alla vigilia della campagna elettorale: "Non credo alle accuse di giustizia ad orologeria, ma sono rimasto sorpreso perché è una vicenda che è sui giornali da un anno". L'ipotesi della Procura di Pesaro è di quelle politicamente esplosive. Corruzione. Per i pm, quando era sindaco della città avrebbe consentito affidi illegittimi - per circa 500mila euro - a due associazioni no profit che si occupavano di eventi e manutenzione, in cambio di una sorta di ritorno di "immagine", perché grazie alle iniziative affidate alle due organizzazioni, ne avrebbe tratto un beneficio in termini di "consenso e popolarità". A Ricci non viene contestata alcuna mazzetta, alcun giro di denaro. Ma a un suo collaboratore sì, Massimiliano Santini, che dal 2020 era anche assunto nel suo staff come addetto ai social e agli eventi, che avrebbe, insieme al presidente delle due no profit, Stefano Esposto, lucrato sugli affidi diretti del Comune. Con i due, dicono i pm, Ricci avrebbe avuto una sorta di "accordo", sarebbe cioè stato consapevole che le associazioni fossero un "mero veicolo" per ottenere i contributi.