Si deve ad Alfonso d’Aragona il merito di avere unificato i tratturi attraversati dai pastori durante la transumanza dei loro greggi. Il sovrano tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo, nonostante fosse impegnato a risolvere la crisi che attanagliava a quel tempo il regno napoletano, ebbe modo di regolare l’itinerario di quelli che definì Regi Tratturi. Il re stabilì persino che la larghezza media doveva essere di 111 metri. La Via del Tratturo attuale ricalca, nei suoi 112 chilometri complessivi di lunghezza, quegli antichi percorsi, in particolare il tratturo che univa Pescasseroli a Candela e Castel di Sangro a Lucera, alternandoli però con sentieri in altura, strade sterrate e secondarie, esaltando così i paesaggi meno conosciuti del Molise, la vergine bellezza dell’Abruzzo, la floridezza agricola del Tavoliere delle Puglie e soprattutto consentendo di penetrare a fondo nella cultura agreste e contadina di questa parte del nostro Paese. È consigliabile utilizzare le tracce Gps, navigabili gratuitamente dall'app Cammini d’Italia, ma per il resto si può camminare in piena libertà, trovando facilmente luoghi di ristoro e di pernottamento durante le sei tappe.