Booking.com, piattaforma online specializzata nella prenotazione di alloggi, ha annunciato il licenziamento di 9 lavoratori della sede italiana, pari a circa il 6% del totale nazionale di 150 dipendenti. Il taglio rientra in un piano di riorganizzazione globale avviato nei mesi scorsi, che secondo indiscrezioni di stampa potrebbe coinvolgere tra i 200 e i 1.000 posti di lavoro.

Perché Booking licenzia? - L’azienda olandese ha motivato la decisione con la necessità di “ottimizzare i costi” e prepararsi all’automazione, dichiarando di voler “innovare in modo più intelligente, aumentare la velocità e agilità”. Si tratta di "una strategia ormai ben nota - scrivono i sindacati in una nota congiunta - tagliare posti di lavoro per aumentare i margini, a discapito delle persone”. Tra le giustificazioni addotte dall’azienda, Booking.com avrebbe anche citato i risultati di questionari interni anonimi che rileverebbero un “basso senso di appartenenza al team” e una “diminuzione della motivazione” dei dipendenti.

Le proteste dei sindacati - Di fronte alla totale chiusura dell’azienda verso ogni proposta di mediazione, le organizzazioni sindacali, insieme alle rappresentanze sindacali aziendali, hanno proclamato lo stato di agitazione e si riservano di mettere in campo tutte le azioni necessarie a tutela dei diritti e della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori. «Le motivazioni fornite dall’azienda - fanno sapere Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs - non riguardano esclusivamente elementi economici, bensì si richiamano a una presunta necessità di ottimizzazione dei costi e di preparazione all’automazione, al fine di 'innovare in modo più intelligente, aumentare la velocità e agilità, e investire saggiamente per garantire il successo a lungo termine'. Un linguaggio ambiguo, che nasconde una strategia ormai ben nota: tagliare posti di lavoro per aumentare i margini, a discapito delle persone. Il cambiamento del settore non può e non deve diventare un alibi per ridurre l’organico e scaricare sulle lavoratrici e sui lavoratori il peso di scelte aziendali unilaterali». I sindacati stigmatizzano le giustificazioni addotte per i licenziamenti, «questionari interni anonimi, dai quali emergerebbe un 'basso senso di appartenenza al team' e una 'diminuzione della motivazione'. Una strumentalizzazione gravissima, da respingere con fermezza».