Voleva diventare un investigatore, studiare la mente dei criminali per fermarli. Invece è diventato lui stesso un assassino. Bryan Kohberger, ex dottorando in criminologia alla Washington State University e aspirante poliziotto, è stato condannato all’ergastolo senza possibilità di libertà vigilata per aver ucciso nel sonno, a coltellate, quattro studenti universitari in una casa fuori dal campus di Moscow, in Idaho. Il massacro, avvenuto nella notte del 13 novembre 2022, ha sconvolto la comunità accademica e l’intero Paese, anche per l’assenza di un movente apparente e il profilo inquietante dell’autore: uno studioso del crimine che, nel segreto della notte, ha replicato ciò che avrebbe dovuto analizzare.
La condanna è arrivata il 23 luglio 2025. Kohberger, oggi 30enne, ha ricevuto quattro ergastoli – uno per ogni vittima – più una pena aggiuntiva di dieci anni per furto con scasso e una multa da 270mila dollari per coprire le spese legali. La decisione era attesa: a inizio mese l’imputato si era dichiarato colpevole in cambio della rinuncia alla pena di morte. Ha scelto però di non spiegare il perché di quel gesto. Ha rifiutato di parlare anche in aula, davanti alle famiglie delle vittime. Nessuna parola di pentimento, nessuna spiegazione. “La sentenza garantirà che questo male non terrorizzerà mai più una famiglia come ha fatto con la nostra e con altre tre”, ha dichiarato dopo il verdetto Scott Laramie, patrigno di una delle vittime, Madison Mogen. “La società è ora al sicuro e possiamo andare avanti con le nostre vite e tentare di guarire. La nostra famiglia rimarrà persa senza Mogen, ma troveremo la nostra strada”.













