Dal Parlamento al Consiglio superiore della magistratura. Cambia il palcoscenico, non la sostanza. È ancora alta tensione fra governo e toghe. Dopo il caso Open Arms lo scontro approda nell’aula della Camera con l’informativa del ministro Carlo Nordio sulla vicenda Almasri. Nei fatti, un no-comment: ieri, fra le proteste delle opposizioni, il Guardasigilli (sotto indagine) è tornato sulla liberazione del torturatore libico ricercato dalla Corte penale internazionale ribadendo quanto già sostenuto in aula a gennaio, nel pieno della bufera politico-giudiziaria.

LA DIFESA IN AULA - «La notizia informale dell'arresto era giunta la domenica ma la relativa documentazione a supporto perveniva al ministero solo lunedì 20 gennaio alle ore 12.40 dalla procura generale di Roma» spiega il titolare di via Arenula mentre la temperatura dell’emiciclo si fa incandescente. «Non provate un briciolo di vergogna?» tuona dai banchi Pd Debora Serracchiani. «Non c'è nulla di nuovo e nessuna menzogna al parlamento» la replica caustica del ministro, mentre la capo-gabinetto Giusi Bartolozzi, finita anche lei nel mirino delle opposizioni per la gestione dell’Almasri-gate, attende impaziente in Transatlantico. Intanto, cinque chilometri più in là, lo scontro giudici-governo trasloca nelle stanze di Palazzo Marescialli.