Ci sarebbe stato "un errore da parte di qualcuno in Comune perché quella firmata dai commissari" della Commissione paesaggio, nel 2022, "non era la dichiarazione corretta" sulle situazioni di conflitti di interesse, ma "sta di fatto che ai membri della Commissione è stato dato quel documento, che hanno sottoscritto e applicato, e non sono state fornite indicazioni diverse su come individuare i casi di astensione".
Lo mette nero su bianco la difesa di Alessandro Scandurra, l'ex vicepresidente della Commissione, assistito dall'avvocato Giacomo Lunghini, in una memoria depositata al gip di Milano Mattia Fiorentini nell'interrogatorio preventivo di ieri in cui si è difeso dalle accuse di corruzione e falso.
In sostanza, la difesa di Scandurra spiega che quando si insediò in Commissione nel 2018, e poi con la riconferma nel 2021 con "lettera di impegno" del gennaio 2022, la regola "degli uffici comunali" prevedeva l'astensione dalle sedute, con dichiarazione dei conflitti di interesse, solo quando i commissari erano "direttamente interessati alla trattazione dei progetti", ossia quando avevano ricevuto incarichi dal privato proprio sull'intervento edilizio sottoposto al vaglio della Commissione.







