L'esercito israeliano ha lanciato lunedì 21 luglio la prima operazione di terra a Deir al-Balah, città situata nel centro della Striscia di Gaza che finora era stata colpita solo con bombardamenti aerei. La città, che ospita circa 100mila abitanti tra residenti originari e sfollati interni, rappresentava una delle poche zone relativamente risparmiate dalle operazioni militari terrestri israeliane. La decisione di entrare con i carri armati segna una svolta tattica, dato che l'intelligence israeliana riteneva che Hamas detenesse ostaggi nella zona. Domenica 20 luglio Israele ha ordinato l'evacuazione immediata della città.Nella stessa giornata almeno 94 palestinesi sono rimasti uccisi e oltre 200 feriti in operazioni condotte dalle forze israeliane durante la distribuzione di aiuti umanitari in diverse località del territorio.L'operazione a Deir al-Balah e la crisi degli aiuti umanitariStando ai corrispondenti di Al Jazeera presenti sul posto, l’offensiva israeliana su Deir al-Balah è cominciata con l’ingresso dei carri armati nei quartieri residenziali di Abu al-Ajin e Hikr al-Jami, mentre i bombardamenti proseguivano da ore. L’operazione ha provocato l’esodo di circa 100 mila persone, molte delle quali già sfollate in precedenza da Rafah — devastata dalle offensive israeliane — e da Khan Younis, il principale centro urbano del sud della Striscia. Secondo il Times of Israel, l’obiettivo strategico dell’operazione sarebbe quello di aprire un terzo corridoio militare nel cuore di Gaza, completando così il controllo israeliano dopo i corridoi di Netzarim nel nord e di Morag nel sud.Le persone costrette a lasciare Deir al-Balah vengono indirizzate verso al-Mawasi, la zona costiera nel sud della Striscia che Israele aveva indicato come “area umanitaria sicura”, ma che da mesi versa in condizioni di sovraffollamento estremo. Situata lungo la costa mediterranea, vicino a Rafah, al-Mawasi soffre di gravi carenze igieniche e di una cronica mancanza di acqua potabile e cibo. Per migliaia di famiglie, questa evacuazione rappresenta l’ennesimo trauma: molte sono già state costrette a spostarsi più volte dall’inizio della guerra, dieci mesi fa. A denunciarlo è Oxfam, che documenta il peggioramento continuo delle condizioni di vita degli sfollati.Un giorno prima dell'operazione a Deir al-Balah, domenica, si sono verificate nuove stragi legata alla distribuzione di aiuti umanitari. L’episodio più grave si è consumato nel nord della Striscia, nei pressi del valico di Zikim — uno dei principali punti di ingresso dei convogli umanitari al confine tra Gaza e Israele — dove 67 palestinesi sono rimasti uccisi mentre migliaia di civili si accalcavano attorno a un convoglio di 25 camion del World food programme, l’agenzia delle Nazioni Unite per l’assistenza alimentare. Dal 27 maggio, data di avvio delle operazioni della Gaza humanitarian foundation, oltre 875 palestinesi hanno perso la vita mentre cercavano di procurarsi generi alimentari, di cui 674 nei pressi dei centri di distribuzione gestiti dall’organizzazione americana sostenuta da Stati Uniti e Israele.Netanyahu rinvia il processo e la crisi sirianaMentre le operazioni militari israeliane su Gaza si intensificano, sul fronte politico interno il presidente israeliano Benjamin Netanyahu ha ottenuto dal tribunale distrettuale di Tel Aviv un rinvio delle udienze del processo per corruzione che lo vede imputato. Il motivo, secondo la documentazione medica presentata dalla difesa, sarebbe un’intossicazione alimentare che avrebbe provocato un’infiammazione intestinale al primo ministro.La decisione del tribunale, che ha accolto la richiesta, ha innescato le critiche dell’opposizione israeliana, che accusa Netanyahu di strumentalizzare motivi di salute per rallentare il procedimento. Il premier è sotto accusa per corruzione, frode e abuso d’ufficio in tre distinti casi, legati a regali di lusso ricevuti da magnati internazionali e ad accordi per ottenere una copertura mediatica favorevole.Le tensioni interne si intrecciano con la crisi esplosa nel sud della Siria. Nella città di Suweida — centro a maggioranza drusa situato vicino al confine giordano — è tornata una fragile calma dopo una settimana di scontri che hanno provocato 169 morti. Le violenze sono scoppiate tra membri della comunità drusa, milizie beduine arabe e le forze del nuovo governo siriano guidato da Ahmed al-Sharaa, in seguito al rapimento di un camionista druso. Israele è intervenuto con raid aerei mirati, dichiarando di voler proteggere la minoranza drusa siriana, legata storicamente e religiosamente a quella presente in Israele. Sebbene Damasco abbia annunciato un cessate il fuoco, continuano a emergere notizie di esecuzioni sommarie di civili drusi, segno della persistente instabilità della Siria nel fragile equilibrio seguito alla fine dell’era Assad.
Perché Deir al-Balah è diventata il nuovo fulcro dell'offensiva di Israele nella Striscia Gaza
L'operazione militare nella città centrale della Striscia rappresenta una svolta strategica significativa, con l'esercito israeliano che ordina evacuazioni di massa verso sud dopo mesi di attesa legata al destino degli ostaggi






