A poco più di un mese dalla multa di 530 milioni di euro inflitta a TikTok lo scorso maggio per una pratica scorretta nel trattamento dei dati, la piattaforma cinese finisce ancora nel mirino della Ue. Nella giornata di ieri la Commissione irlandese per la protezione dei dati (DPC), infatti, ha annunciato di aver aperto un'indagine sul trasferimento dei dati personali degli utenti europei a server ubicati in Cina. Un'azione che fa seguito a un'indagine condotta dalla medesima Commissione tempo prima, durante la quale TikTok aveva ammesso che i suoi dipendenti con sede in Cina avevano avuto modo di accedere da remoto alle informazioni degli utenti europei della piattaforma, anche se questi erano archiviati su server al di fuori dei confini del paese. Ma la DPC ha voluto fare chiarezza sulla questione, soprattutto dopo che TikTok l'ha informata che a febbraio ha scoperto che un numero limitato di dati degli utenti era effettivamente stato archiviato sui server cinesi.La replica di TikTok“Grazie al sistema avanzato di monitoraggio implementato da TikTok nell’ambito del Progetto Clover, i nostri team hanno rilevato la problematica e rimosso tempestivamente dai server la quantità minima di dati coinvolti, informando contestualmente la DPC (Commissione irlandese per la protezione dei dati). La nostra segnalazione volontaria alla DPC testimonia il nostro costante impegno per la trasparenza e la protezione dei dati”, ha dichiarato un portavoce di TikTok a proposito di quanto accaduto. Ma la Commissione ha notato che le affermazioni rilasciate dalla piattaforma cinese nel corso dei mesi sono state tutte in contrasto tra loro, e ha deciso di avviare questa nuova indagine per fare definitivamente chiarezza sulle modalità di trattamento dei dati degli utenti europei.Nello specifico, la scelta di avviare una nuova indagine è stata presa dai commissari Dr. Des Hogan e Dale Sunderland, e notificata a TikTok già all'inizio della settimana. Per il momento, quindi, non c’è altro da fare che aspettare che la Commissione svolga il suo lavoro, così da fare finalmente luce su uno dei lati oscuri del social più noto - e controverso - del momento.