La sfida è quella di ogni tribunale: agire per ottenere giustizia in tempi certi e con efficienza. Ma non sappiamo ancora se il primo esperimento italiano di tribunale online riuscirà a vincerla.Si tratta di un progetto del ministero della Giustizia, finanziato con fondi europei, nato per rispondere all’emergenza Covid-19. L’obiettivo è creare un vero tribunale online, accessibile non solo ai professionisti del settore, ma anche ai cittadini comuni, per quei procedimenti cosiddetti di ‘volontaria giurisdizione’, dove non è obbligatorio avere un avvocato. Per esempio, nel caso di nomina dell’amministratore di sostegno o del curatore dell’eredità giacente ma anche per ottenere l’autorizzazione alla vendita di beni ereditari oppure per presentare la domanda di passaporto per l’espatrio di i figli minori.Abbiamo provato a saperne di più ma, al momento, il ministero della Giustizia ha fatto sapere a Wired che non è disponibile alcun dato per poter misurare l’effettivo utilizzo del portale da parte delle persone interessate. Proprio per questo motivo abbiamo deciso di fare un ‘sopralluogo’ virtuale, accompagnati da due avvocate che si occupano di diritto di famiglia, Germana Bertoli e Guia Faccincani. Ecco come è andata.Il progetto del tribunale onlineLa costituzione di un tribunale online per l’accesso diretto dei cittadini alla Giustizia è previsto dall’articolo 36, comma 4, del decreto legge 24 febbraio 2023, numero 13, “Disposizioni urgenti per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e del Piano nazionale degli investimenti complementari al Pnrr (Pnc), nonché per l’attuazione delle politiche di coesione e della politica agricola comune”. Le specifiche tecniche sono arrivate a fine gennaio 2024.Il portale è raggiungibile via web e l’accesso è consentito alle persone fisiche che stanno in giudizio personalmente in un procedimento civile di volontaria giurisdizione tra quelli indicati in un elenco fornito dal ministro della Giustizia.Avviata il 1° marzo 2024, la sperimentazione del tribunale online ha reso possibile il deposito telematico delle istanze in alcuni di procedimenti, tra cui l’amministrazione di sostegno, la gestione di eredità giacente e la nomina del curatore.Dal 1° luglio scorso, l’offerta di servizi si è ampliata ulteriormente con nuove tipologie di istanze disponibili online, tra cui la nomina del cancelliere o del notaio incaricato dell’inventario, l’autorizzazione alla vendita dei beni ereditari, l’istanza di proroga per l’inventario e le autorizzazioni del giudice tutelare per gli atti di straordinaria amministrazione. Contestualmente, è cresciuta anche la rete dei tribunali coinvolti nella sperimentazione: alle sette sedi giudiziarie già attive - Catania, Catanzaro, L’Aquila, Marsala, Napoli Nord, Trento e Verona - si è aggiunto il Tribunale di Roma.L’obiettivo di sviluppo del ministero della Giustizia è duplice: introdurre nuove funzionalità fino a coprire tutte gli adempimenti della volontaria giurisdizione ed estenderlo progressivamente a tutti i tribunali sul territorio nazionale.Il sopralluogo virtuale al tribunale online tra luci e ombreIl portale si trova a questo indirizzo web ed è accessibile da qualsiasi dispositivo previa autenticazione digitale con Spid (Sistema pubblico di identità nazionale), Cie (Carta di identità elettronica) o Cns (Carta nazionale dei servizi). Le attività richiedono anche la firma digitale.Già qui c'è un primo scoglio, certamente indipendente dal ministero della Giustizia. “Senza dubbio l’accesso è facile per chi ha già dimestichezza con la dimensione digitale. Sappiamo che per esempio Spid non è molto intuitivo”, dice Bertoli. Il secondo aspetto che viene subito agli occhi è la mancanza, in homepage, di un preambolo generale molto utile dal punto di vista comunicativo, che spieghi dove ti trovi e cosa puoi fare già oggi. Al momento, infatti, l’accoglienza in home page recita genericamente: “La piattaforma creata dal ministero della Giustizia che consente di accedere con semplicità ai servizi digitali della giustizia. I servizi digitali del tribunale online sono attivi a partire da alcuni tribunali pilota e verranno progressivamente estesi a tutto il territorio nazionale”.Percorsi, linguaggio e comunicazioneNel leggere questa scarna presentazione, la prima domanda che viene in mente è: ma quali sono questi servizi? E quali sono questi tribunali? Per scoprirlo devi scorrere tutta la homepage oppure cliccare su una frase poco in vista, “scopri tutti i nuovi servizi”, che però ti porta ad una nuova pagina di Categorie dove si confondono i servizi attivi e quelli non attivi.E allora riparte la ricerca per scoprire cosa puoi effettivamente fare: devi cliccare la terza volta (ancora!) su “scopri tutti i servizi” e finalmente approdi nella pagina esplicativa di ogni servizio, con una chiara indicazione - in verde - di quelli già attivi, ossia di quelli per i quali è possibile presentare già oggi una domanda online. Percorso accidentato, direi.Quanto al linguaggio, l’impressione è che l’accesso risulti semplice per chi sa già di cosa si tratta e conosce già cosa deve fare: il linguaggio è infatti quello tipico legalese degli istituti giuridici e non certo quello delle situazioni pratiche in cui si trovano le persone che potrebbero aver bisogno di quel servizio.Facciamo l’esempio della nomina dell’amministratore di sostegno: nulla si dice del perché e quando posso/devo fare istanza di nomina. “In effetti, chi vi accede deva aver già avuto le informazioni o da un assistente sociale, o da un avvocato oppure le ha dovute cercare su internet - riflette Faccincani -. In pratica si passa subito alla fase operativa, il ché presuppone di avere già le informazioni necessarie”.Se l’obiettivo allora è avvicinare i cittadini alla giustizia, forse occorrerebbe partire dal bisogno specifico concreto a cui si può dare soluzione tramite il portale e non certo dall’istituto giuridico.Tanto più che, al contrario di ogni best practice a cui siamo abituati, manca un chatbot o un numero da poter chiamare se qualcosa fa storto. In altre parole: con quale canale si fornisce assistenza all’utente? Al momento nessuno e dunque si deve tornare in cancelleria.Sempre sotto il profilo della comunicazione divulgativa, nella homepage del tribunale online sono indicati i social che è possibile seguire: YouTube, X (ex Twitter), Facebook, Instagram e anche LinkedIn, ma a cliccarci sopra si scopre che si tratta sempre dell’account istituzionale del ministero della Giustizia, dove campeggia più l'informazione “politica” che quella di servizio.Forse un'occasione mancata.Sempre da un punto di vista generale, la compliance privacy è esplicita con un'informativa molto chiara, ma sull'accessibilità le cose vanno peggio: l’aggiornamento risale al 2022 e non pare possibile accedere al portale per i soggetti diversamente abili.Test sull'amministratore di sostegno: la procedura è guidata ma il portale tiene traccia di tuttoE veniamo ora alla prova della presentazione della domanda online per la nomina dell’amministratore di sostegno, su cui abbiamo condotto un test. Di molto positivo c’è che la procedura è veramente guidata: è impossibile sbagliare. “Spiegano veramente tutto”, specifica Bertoli. E, tuttavia, anche se non finalizzi l'istanza, il portale mantiene traccia del tuo tentativo, compreso il nome e cognome della persona per la quale si vorrebbe nominare l’amministratore. Impossibile ‘cancellare’ il tentativo di richiesta. Perché? In conclusione “l'iniziativa è valevole se non altro perché la volontaria giurisdizione è una di quelle attività che ingolfa le cancellerie dei tribunali, storicamente con poco personale disposizione”, osserva Faccincani.Rimane il tema della comunicazione, ancora da migliorare decisamente, e anche della pubblicità dell'iniziativa, magari con una bella campagna social per spiegare dove-come-quando-e perché accedere al tribunale online. Wired ha inoltre chiesto al ministero della Giustizia un'interlocuzione diretta per un confronto e per la richiesta di dati sugli accessi finora effettuati. “Ma i dati richiesti non sono al momento disponibili”, è stata la risposta. Peccato.