In più di uno derubrica la vicenda ad "affare da retroscenisti".

Ma nelle file del campo largo e tra i Dem in particolare non è passato inosservato l'articolo della Stampa che mette in luce una rinata comunanza di amorosi sensi tra l'ex ministro Dario Franceschini e il leader di Iv Matteo Renzi, riuniti nella strategia sulla partita del centro e dei suoi dintorni.

Sulla vicenda, va detto, tutto o molto è legato a filo doppio con la questione della legge elettorale che il centrodestra parrebbe intenzionato a modificare in chiave proporzionale. Non solo. Secondo gli ultimi rumors l'ipotesi di lavoro della maggioranza prevederebbe anche l'indicazione del premier e una soglia di sbarramento appetibile a un partito come Azione - chiamato tra l'altro oggi in causa dallo stesso Tajani nella partita di Milano - anche qualora non andasse in coalizione.

Tutte caratteristiche poco favorevoli al centrosinistra. La risposta a uno schema di questo tipo, sulla quale si starebbe ragionando dalle parti di Franceschini e Renzi, potrebbe essere, dunque, quella di un contenitore esterno al Pd che guardi all'elettorato centrista scontento, a partire da quello di FI. E nei ragionamenti su questo modello e su chi potrebbe andare a guidare una formazione di questo tipo torna il refrain del 'modello Salis' di Genova.