Era stato adottato da piccolo da una famiglia padovana, ma quando c'è stata l'aggressione della Russia al suo Paese Artiom Naliato ha sentito che l'Ucraina lo chiamava ancora, ed era partito volontario per la guerra.
Conflitto nel quale ha trovato la morte, lunedì scorso, durante il bombardamento di un campo di addestramento, nei pressi di Kiev, dove è di stanza la Legione internazionale di difesa territoriale dell'Ucraina.
E' stato un suo commilitone, su Messanger, ad avvisare i familiari che Artiom era rimasto ucciso.
Naliato aveva scelto di lasciare Tribano (Padova) per tornare a difendere la terra natale. Alcune settimane fa era rientrato nella cittadina padovana, poi, il primo giugno, era ripartito per il fronte. La morte risale a lunedì scorso, ma se ne è appresa la notizia solo ieri, attraverso un post su Facebook del sindaco del paese, Massimo Cavazzana.
"Ci stringiamo con affetto e dolore attorno alla famiglia che lo ha accolto e cresciuto con amore - ha scritto il sindaco - Oggi Tribano perde un suo figlio. Il vuoto che lascia è profondo, ma lo ricorderemo per il coraggio delle sue scelte".






