Negozi trasformati in banche clandestine, un’economia sommersa e valigie cariche di contanti che fanno la spola tra l’Italia e Hong Kong. E poi la guerra. A colpi di pistola. Dopo Roma e Milano, il viaggio nella mala cinese termina a Prato, città simbolo del caporalato dove è nata e si è radicata la mafia di Pechino in Italia
di Luca Serranò, Andrea Vivaldi e coordinamento editoriale di Chiara Nardinocchi
Nasce a Roma, all’ombra dei palazzi del potere. Cresce in silenzio, si sposta a Milano, si infiltra nei gangli dell’economia legale. Poi sceglie Prato come base operativa. La mafia cinese è qui da quasi quarant’anni. Ha lavorato nell’ombra. Ha costruito imperi senza fare rumore. Droga, prostitute, fabbriche fantasma, merci false. E soprattutto riciclaggio.
Denaro che scorre sotto traccia. Dall’Italia alla Cina. Miliardi che modificano le mappe del potere economico globale. Mai uno scontro con le mafie nostrane. Solo affari.
Fino a quando il silenzio si rompe.






