Quanto è comodo il Metaverso? Per avere un assaggio nella realtà tangibile, e senza oculus a schiudere mondi virtuali, ci si può sedere sui petali sintetici della poltrona Hortensia, progettata dall’artista-designer argentino Andrès Reisinger, dapprima come NFT, oggetto digitale certificato, poi nella versione mobile da salotto, solido seppur d’avanguardia. Reisinger, per il passaggio dal virtuale al reale, si è fatto aiutare da una collega designer, Julia Esqué; e ha documentato la trasmutazione in un breve film tecno-psichedelico, che porta lo stesso titolo della seduta: in pochi minuti si passa dal taglio laser della stoffa dei petali alle speculazioni filosofiche. Autoreferenziale? Capita nel Metaverso e dintorni (pensate a Zuckerberg). In compenso, lo sprofondamento nella poltrona floreale, per quanto straniante, non provoca gli effetti collaterali e para-cinematografici di altri arredi di design futuribili come il pouf Sacco di Gatti, Paolini e Teodoro, che faceva ribaltare Paolo Villaggio–Fracchia, o la sedia esile come un punto interrogativo a cui tentava inutilmente di aggrapparsi Woody Allen nel “Dormiglione”, dopo un risveglio dall’ibernazione durato due secoli.
Il rimbalzo continuo tra virtuale e reale, fantascienza e design, cinema e bozzetto sono la traccia giusta per seguire l’intrigante mostra "Science Fiction Design, From Space Age to Metaverse” (Design da fantascienza, dalla space age al metaverso) al Vitra Museum di Basilea fino al 10 maggio 2026. La mostra è curata proprio da Reisinger e ovviamente c’è la famosa poltrona ispirata all’Hydrangea. Accanto, sempre di Reisinger, il Complicated Sofa, della serie Shipping, ottimo per incontri tra sofisticati amanti dell’eros con il caschetto come i protagonisti del documentario “We meet in Virtual Reality” (Incontro nella realtà virtuale) dell’americano Joe Hunting, presentato qualche anno fa al Sundance Film Festival. Anche questo pezzo ha avuto una vita reale, in edizione limitata, grazie alla collaborazione con la Nilufar Gallery di Milano. A risalire la freccia del tempo, il primo tributo nello scambio tra design e fantascienza alla mostra di Basilea è del 1902: il film di Georges Meliès “Le voyage dans la Lune” (Viaggio sulla luna). Meliès, tra l’altro, per girare sfruttando al massimo la luce del giorno aveva creato uno studio trasparente come una serra, le cui immagini oggi appaiono retro-futuristiche.








