Quattro anni fa proprio in questi giorni si erano già sbarazzati dei loro telefoni cellulari per evitare che emergesse quanto avevano commesso e continuavano a negare.

Paola e Silvia Zani andavano in tv a piangere la scomparsa della madre Laura Ziliani, ex vigilessa di Temù in Vallecamonica nel Bresciano, mentre Mirto Milani, il fidanzato della maggiore delle due sorelle, parlando con un amico provava a depistare le indagini sostenendo che la donna che tutti stavano cercando forse era scappata all'estero abbandonando le figlie.

E invece la verità era un'altra: "il trio criminale", così definito dal gip nelle carte dell'ordinanza di custodia cautelare del settembre 2021, aveva ucciso Laura Ziliani l'8 maggio dello stesso anno e ieri la Cassazione ha chiuso il caso confermando il triplo ergastolo per Paola e Silvia Zani e per Mirto Milani.

Stordita con benzodiazepine nel suo letto della casa di montagna a Temù, poi soffocata a mani nude e infine sepolta in una buca scavata vicino al fiume Oglio. Il tutto proprio nel giorno della festa della mamma. Con l'obiettivo di mettere le mani sul patrimonio immobiliare della donna, rimasta vedova anni prima.

"È andata come doveva e finalmente è finita", è stato il commento dell'avvocato Piergiorgio Vittorini, legale della figlia mezzana di Laura Ziliani. "In Cassazione sia il consigliere relatore che il procuratore generale, entrambe donne, sono rimaste molto colpite dalla modalità in cui Laura Ziliani è stata uccisa e dal fatto che la morte è arrivata dopo diversi minuti durante i quali nessuno dei tre ha avuto un ripensamento" ha spiegato l'avvocato Vittorini.