Il format di Temptation Island, il programma giunto alla sua quattordicesima edizione e prodotto dalla Fascino PGT, la casa di produzione che fa capo a Maria de Filippi, è sempre lo stesso: in gioco ci sono sette coppie interessate a mettere a dura prova le loro relazioni sentimentali. Lo schema è il solito noto, uomini e donne, innamorati, delusi, gelosi, morbosi e, soprattutto, in cerca di visibilità, si prestano a quella che sembra essere la più irresistibile delle tentazioni, il rischio più grande che una coppia possa correre: il tradimento. Così sullo sfondo, al di là delle coppie in gioco, anche quest’anno ritroviamo una schiera di giovani tentori e tentatrici single che, in qualità di tal volta prede e tal volta cacciatori, hanno il compito di far scoppiare le coppie, nella maggior parte dei casi, già in crisi. Anche loro, in qualità di co-protagonisti certamente più marginali ma comunque rilevanti al funzionamento del programma, oltre al compito dichiarato hanno lo scopo (meno dichiarato ma evidente) di raggiungere la notorietà. Del resto, dopo quattordici edizioni il percorso è tracciato e per i più fortunati a Temptation Island segue la partecipazione a Uomini e Donne e, spesso, al Grande Fratello. È un arcipelago quello di Mediaset che per molti rappresenta una speranza lavorativa, il sogno americano della televisione italiana, un’industria ben studiata e rodata che, numeri alla mano, tiene incollati milioni di telespettatori raggiungendo il 27% di share e rappresentando indiscutibilmente un prodotto di successo del palinsesto Mediaset, che si regge in piedi grazie ai programmi di Maria De Filippi. Ma al di là del contenitore, delle regole del programma e dei meccanismi che ne assicurano il successo, su cosa si basa davvero il viaggio dei sentimenti e attraverso quali tappe passa per superare le prove del vero amore? Il vero amore per chi poi?Il banco di prova delle reazioniIl banco di prova delle relazioni sembra essere la fedeltà. Tra l’altro, estremamente complicata da mantenere dal momento che abbiamo visto alcuni concorrenti (uomini) dichiarare di immaginare di fare sesso con tutte le donne piacenti che incontrano (giuro, è successo), per poi manifestare senso del possesso e gelosia incontrollata nei confronti delle fidanzate. Tuttavia al centro di tutto c’è sempre il linguaggio complicato dei sentimenti. Che sia così ne sono persuasi anche i telespettatori soprattutto grazie a come è strutturato il programma: avete notato che non esiste uno studio? Non esistono i tanto sedicenti e discussi opinionisti? L’assenza non è casuale, perché lo scopo è mostrare tutto senza filtri, senza opinioni, senza contesto. Non esistono grilli parlanti: le emozioni sempre più passionali - per non usare volutamente l’aggettivo tossiche - devono arrivare alla pancia di chi guarda, devono poter soddisfare il bisogno di voyerismo ed insieme, allo stesso tempo, il processo di immedesimazione. Perché una cosa è certa. Al di là dei commenti e delle critiche, Temptation Island, riesce a riassumere in una sintesi mostruosa, nel senso che è certamente alterata e a tratti grottesca seppur veritiera, di ciò che di malsano resiste nelle relazioni tra i sessi mostrando in che modo i giochi di potere vengono esercitati e subiti, tanto in Tv quanto nella vita reale. E che piaccia o no, questa non è solo la vera forza del programma ma è soprattutto una grande lente di ingrandimento, una fotografia aggiornata e costante di come le relazioni si trasformano ed evolvono con il cambiare dei tempi e dei ruoli sociali.La prima puntataE dunque, per la prima volta, i tradizionali ruoli di genere sono- non a sorpresa- completamente ribaltati. Lo abbiamo visto durante la prima puntata andata in onda giovedì scorso e che ha avuto per protagoniste due coppie: Valentina e Antonio; Sonia e Alessio. I tratti comuni saltano all’occhio e sono facili da individuare: mentre le donne sono entrambe autonome, lavoratrici e ospitano a casa i propri compagni, gli uomini sono i mantenuti che vivono sulle spalle delle loro fidanzate.Questo di per sé non dovrebbe essere un problema e se i fattori fossero invertiti rappresenterebbe anzi la normalità. Da sempre abbiamo ritenuto normale pensare agli uomini in carriera, con stipendi più alti, proprietari di case e pronti a provvedere alle compagne. Ma cosa accade se i ruoli si invertono? Succede che gli uomini fanno fatica a metabolizzare di avere un ruolo subordinato (esattamente quello che è stato assegnato per secoli alle donne) e non lo accettano soprattutto se spiattellato pubblicamente. Esattamente come dimostrato da Antonio che vedendo la fidanzata raccontare in un rvm che lui non contribuisce minimamente alle spese di casa ma tiene conto di ogni suo piccolo movimento, reagisce in maniera scomposta, urlando e minacciando di lasciare il programma. A subire un colpo mortale non sono stati i suoi sentimenti, la relazione o l’amore tradito, ma il suo orgoglio di maschio e il ruolo che dovrebbe assumere per essere socialmente riconosciuto come tale. L’uomo forte e indipendente ha lasciato spazio a un bambino un po’ cresciuto e capriccioso.Ma il vero spettacolo ci è stato offerto dall’altra coppia, e in particolare da Alessio, 9 anni più giovane di Sonia, abilitato avvocato proprio grazie all’impegno e ai sacrifici della compagna, ma soprattutto di professione "aspirante protagonista dei reality”. No, non è una battuta, lo ha fatto capire apertamente proprio lui durante una crisi folle di pianto e rabbia scaturita non dalla legittima e illuminata decisione di Sonia di lasciarlo convocando il falò di confronto ma dalla conseguenza che ne è derivata, e cioè l’allontanamento definitivo dal programma. Alessio durante la sua crisi disperata ha pronunciato la frase “questo programma me lo sono studiato nel cervello” che, seppur sgrammaticata, risulta essere chiarissima: l’obiettivo era entrare in quel favoloso arcipelago Mediaset, e il mezzo è stato umiliare proprio Sonia, la persona che per otto anni ha contribuito alla sua realizzazione e al raggiungimento di traguardi che verosimilmente avrebbe conquistato con più difficoltà da solo. Più che a una crisi di amore, abbiamo assistito a una grande manifestazione delle insoddisfazioni personali. La fragilità della coppia, in questi casi, è connessa inevitabilmente alla fragilità del ruolo maschile messo in crisi da un cambiamento considerato evidentemente insostenibile da accettare. A non cambiare mai, però, c’è il linguaggio della violenza che, seppur ingolfato, scomposto e a tratti ridicolo, trova sempre il modo di manifestarsi. Le urla degli uomini, i pianti sgolati, i calci tirati agli oggetti e le sdraio lanciate in aria sono solo il frutto di una grande, immensa, incapacità di decifrare le emozioni, riconoscerle e saperle tenere a bada. Esprimono la difficoltà di accettare volontà diverse dalle loro e sono anche il tentativo di recitare un ruolo identitario, quello del maschio che ostenta la sua forza fisica, che oggi finalmente si può e deve contestare apertamente. Gli uomini dell’isola hanno supplito a questa mancanza con la manifestazione di una forza che all’interno del programma risulta essere ridicola, ma fuori può radicalizzarsi e trasformarsi in maniera drammatica.La domanda è: il cambiamento dei ruoli modifica anche il modo di vivere le relazioni? La risposta non è del tutto ovvia perché fino a quando ci troviamo davanti a un semplice ribaltamento dei ruoli, e quindi del potere, non affronteremo mai davvero una radicale e profonda messa in discussione dei ruoli di genere. Tuttavia le differenze, come abbiamo visto, esistono eccome ed è evidente l'urgenza per gli uomini di vestire nuovi panni, nuovi ruoli di cui sono già disposti a trarne tutti i privilegi possibili pur essendo incapaci di ammetterlo e riconoscerlo pubblicamente.Colpo di scena: La SorellanzaNonostante il ribaltamento delle parti, penso che sia ancora vivo un disequilibrio da spezzare. Un tipo di dipendenza più subdola di quella economica è quella emotiva che investe principalmente le donne. È normale e frequente che siano proprio loro quelle disposte ad annullarsi e a mettere a disposizione tutte le risorse a disposizione per assecondare le esigenze dei fidanzati, mariti e compagni. È un patto tacito che porta con sé millenni di subalternazione femminile, lo abbiamo appreso culturalmente attraverso l’educazione a prescindere dall’età, dal luogo o contesto sociale di provenienza, a prescindere dalle stesse risorse che possono essere materiali, come nel caso della coppia di T.I., o emotive come nella stragrande maggioranza dei casi. Sonia, l’avvocata che - in nome dell’amore - ha cercato di contribuire alla crescita personale e professionale del suo compagno, è stata trattata come una risorsa da sfruttare, consumare e abbandonare. Anche lei non è esente da questa dipendenza emotiva, ed infatti nonostante quanto abbiamo visto nella puntata andata in onda non possiamo escludere (purtroppo per lei) che si verifichi un ritorno di coppia e la loro storia continui. Non è un caso isolato, accade a tantissime donne che commettono l’errore di fermarsi, di mettere in stand-by le loro vite per dedicarsi ai propri compagni. È una delle tante eredità di quell'idea di amore romantico con cui siamo cresciute e di cui dovremmo liberarci presto, soprattutto alla luce di una nuova consapevolezza: nessun amore prevede un sacrificio. Di nessuno.La prima puntata del programma però ci regala un colpo di scena. Il colpo di scena si chiama sorellanza. Le altre protagoniste, chiedono per via del tutto eccezionale di far rimanere Sonia all’interno del programma e darle la sua occasione: per riscatto, per divertimento, o semplicemente per esperienza personale.Succede spesso, per fortuna sempre di più. Quando le donne si annullano in nome dell’idea di un presunto amore, o vengono consumate per interessi, quando apparentemente sembrano essere isolate e abbandonate, una rete di donne è disposta a correre in loro soccorso. Anche questo è un tipo di relazione tipica di un cambiamento in atto. Un cambiamento prezioso e di cui dovremmo parlare di più. Persino Temptation Island se ne è accorto.