Seguendo le avventure di «Temptation Island», il «programma sulle corna», come ormai tutti lo chiamano, mi è venuta voglia di rileggere l’avvincente intervista che Raffaella Mennoia, curatrice del reality e braccio destro di Maria De Filippi, ha rilasciato al «Corriere». Ci sono tre punti che mi hanno colpito, nel tentativo di capire il successo del programma. Sostiene Mennoia che «Temptation Island» è un programma sull’amore: «vive in quel limbo e racconta veramente il punto debole di tutti noi: l’amore». Veramente mi pare un programma tutto incentrato sulla tentazione, sul tradimento, sul fascino «proibito» del cedimento, quell’imboscata nella quale tendiamo a cadere gioiosamente e volontariamente. Tu chiamalo, se vuoi, amore. Sostiene Mennoia che in «Temptation Island» non c’è nulla di romanzato: «Tutto vero e autentico». L’unica verità che esiste è il lavoro di casting dove vengono scelte le coppie più funzionali alle intenzioni del programma, cioè confuse e infelici. L’unica verità è quella della scrittura, dell’ottimo lavoro di montaggio, di ciò che lo spettatore vede e di ciò che non vede. L’unica verità è che ci sono degli autori.
«Temptation Island» tra visibilità, cupidigie e brividi provinciali
Un programma tutto incentrato sulla tentazione, sul tradimento, sul fascino «proibito» del cedimento













