Concludere è un’arte che nella moda si pratica poco a carte scoperte. Molte delle collezioni finali di una direzione creativa lo sono solo a posteriori, dopo l’annuncio della separazione, sia essa consensuale e pianificata o improvvisa e bellicosa.
Che quella presentata da Demna mercoledì mattina nei saloni couture Balenciaga di Avenue George V sarebbe stata l’ultima collezione per la veneranda maison - che Demna stesso ha portato a fasti e profitti stellari con un amalgama unico di talento e cinismo - lo si sapeva invece da marzo scorso, ossia dalla nomina alla direzione creativa di Gucci. Questo ha dato alla prova tutto un altro contesto e tutto un altro spirito: insieme lirico e ricapitolativo, al contempo evidenziando quanto la conclusione fosse necessaria e tempestiva.
Il percorso di Demna dentro la lingua severa e il perfezionismo della forma dell’inimitabile Cristobal era giunto al termine ormai da qualche stagione, sclerotizzandosi in una formula potente, abrasiva, splendente, ma come tutte le formule destinata a creare assuefazione e da lì noia. È Demna stesso a dirlo tra le righe, emozionato, a fine show, in qualche modo consegnando la non semplice eredità a Pierpaolo Piccioli, suo successore: «Una delle mie difficoltà, qui, è stato muovermi dentro un codice troppo stretto per quel che il business è diventato: per questo ho dovuto mettere così tanto di me».






