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Ultimo aggiornamento: 17:22 del 9 Luglio

Fabio Fognini ha detto basta. Lo ha fatto a modo suo, con una conferenza stampa una settimana dopo una splendida partita sull’erba di Wimbledon, uno dei templi del tennis mondiale, dove ha lottato per oltre quattro ore contro Carlos Alcaraz, uscendo di scena tra gli applausi del Centrale. Aveva sognato di chiudere a Monte Carlo, davanti alla sua gente, ma la vita – e lo sport – seguono traiettorie impreviste. “Credo che questa sia la miglior decisione che possa prendere”, ha detto il ligure, classe 1987, sposato con Flavia Pennetta e padre di tre figli. Il corpo non risponde più come un tempo, gli infortuni si sono fatti troppo frequenti. E allora meglio fermarsi adesso: “Sono sempre stato un ragazzo ribelle e sensibile che cercava di mettercela tutta sotto tutto i punti di vista. Spero di essere ricordato per questo e non per qualche racchetta rotta”, l’ultimo desiderio espresso da Fognini. C’è da tranquillarlo subito: verrà ricordato per ben altro, più importante.

Un campione discusso ma decisivo

Nell’era dominata da Sinner, Musetti e Paolini, ora pure da Cobolli, e dai trionfi azzurri in Coppa Davis e Billie Jean King Cup, si corre il rischio di dimenticare. Prima di loro, prima del boom, il tennis italiano era sorretto quasi interamente da Fognini (ma è giusto ricordare pure Andreas Seppi). Senza di loro, soprattutto senza il ligure, l’Italia avrebbe rischiato l’oblio tennistico. Non ci sarebbero state bandiere tricolori nei tabelloni principali, né partite da raccontare o da tifare. Fognini ha tenuto accesa la fiammella della speranza. Senza di lui, non ci sarebbe stato nemmeno il terreno su cui costruire l’attuale epoca dorata della racchetta italiana. Fognini ha spesso diviso: le sue sfuriate, le polemiche, quell’indole impulsiva e talvolta svogliata. Anche se, paradossalmente, è proprio in quell’umanità esposta, in quelle debolezze, che molti si sono ritrovati. “Siamo tutti un po’ Fognini”, recita il suo mantra. Fognini ha incarnato il tennista “normale” con talento straordinario.