«Ci saranno mesi con livelli di servizio leggermente inferiori, durante i quali non riusciremo a tenere il passo con le richieste di burro da parte dei consumatori».

La dichiarazione a Les Echos di Jean-Marie Le Bris, direttore dei prodotti largo consumo di Laïta, una delle principali cooperative lattiero-casearia di Francia, prefigura scenari inquietanti per gli amanti della patisserie e delle brioches d’Oltralpe.

Come per caffè, cacao, nocciole, i prezzi del burro destinato all’industria sono alle stelle e - nel periodo dell’anno che segna del picco produttivo - le scorte rimangono al minimo (a fronte di una richiesta pressochè stabile). Un fenomeno che va avanti da qualche anno tanto che la Francia, potenza lattiero-casearia, è diventata importatrice del prodotto, con 210mila tonnellate di burro e 19 mila tonnellate di burro concentrato solo nell’ultimo anno, ovvero oltre i due terzi della produzione nazionale.

Fao: prezzi del burro al massimo storico

Il problema non riguarda soltanto la Francia ma, come in tutte le catene di forniture, è estremamente generalizzato.