Il protocollo in vigore, valido fino al novembre 2026, consente alle flotte europee di catturare fino a 288.000 tonnellate l’anno di pesce e gamberi. In cambio, l’Ue versa a Nouakchott 57,5 milioni di euro annui, più 16,5 milioni per rafforzare la governance del settore e sostenere le comunità costiere locali.

Mohamed Ould Ghazouani, presidente della Mauritania

Bruxelles – All’alba, nel porto di Nouadhibou, decine di pescherecci salpano per affrontare l’Atlantico. Alcuni battono bandiera europea, altri sono artigianali, spinti da motori sgangherati e mani esperte. In quelle acque si incrociano economie, diplomazie e risorse naturali. È qui che prende forma uno degli accordi di pesca più significativi tra l’Unione Europea e un Paese africano: un patto che lega Bruxelles e Nouakchott nella difficile arte di conciliare affari e sostenibilità.

Dalle acque ricche di sardine e sardinelle lungo la costa atlantica della Mauritania dipende un pezzo importante della sicurezza alimentare dell’Africa occidentale. Ma da quello stesso tratto di mare dipende anche una parte del mercato ittico europeo. L’Unione Europea e la Mauritania hanno rinnovato nel 2021 il loro Partenariato di pesca sostenibile (SFPA), accordo strategico che permette ai pescherecci europei di operare in acque mauritane, in cambio di compensazioni economiche e impegni vincolanti sulla sostenibilità.