La legge Bacchelli non è arrivata, il libro di memorie sì, uscirà a settembre per raccontare in 500 pagine la vita in palcoscenico di un 'bullizzato culturale', definizione sua: si festeggia da solo Leopoldo Mastelloni, 80 anni il 12 luglio.

"Non pensavo di arrivarci in un mondo così pieno di guerre, mi sembra di rivivere i brutti racconti di quando ero bambino".

Per i 79 il suo sfogo all'ANSA ('temo la depressione, faccio brutti pensieri') colpì l'allora ministro della Cultura Sangiuliano che promise di informarsi sui possibili benefici richiesti da un artista che da troppo tempo non lavora e vive con una pensione bassissima. "Non ne ho saputo più nulla.

Qualcuno mi festeggerà? Non credo, dalla mia Napoli mai arrivata neppure una pernacchia 'alla De Filippo' - nota con ironia - sinceramente pensavo che un riconoscimento potesse essere automatico. Mi diede di più la Capitale, dove da tempo vivo, negli anni '80: ma allora riempivo l'estate romana, poi il Quirino, l'Eliseo, gli stabili italiani con miei spettacoli, quelli di Patroni Griffi, da Pirandello a Marivaux. Ora vedo piovere onorificenze per cantanti e calciatori, la cultura conta di meno. Credo di aver seminato tanto e che tanti abbiano raccolto. Anche di recente. L'esibizione di Achille Lauro a Sanremo, per esempio, era molto 'mastelloniana' proprio perchè non superficiale, e anche la maschera di Lucio Corsi. E' bello essere ispirati e dirlo: io lo sono stato da De Filippo, Franca Valeri, Paolo Poli. Figli ne ho avuti a migliaia, ma la mia famiglia carnale era il pubblico". Anche dal suo elegante travestitismo che ha fatto epoca sui palcoscenici e in tv "in molti hanno attinto, alle volte anche 'a schiovere". Ovvero non proprio con la stessa nobiltà.