“In una società che celebra solo il successo, gli artisti ci ricordano quanto sia importante accettare l’errore, la frattura, l’imprevisto”. Sono le parole della curatrice Carlotta Spinelli intervistata da Frank Petravich nell’articolo La poetica del fallimento, contenuta ne “Il Quotidiano dell’arte”, numero 461, maggio 2025. La pubblicazione emula in maniera ironica i caratteri tipografici, l’impaginazione e la distribuzione delle notizie di un giornale dedicato all’arte. La CANEMORTO, trio di artisti anonimi attivo dal 2007, si inserisce, infatti, nel sistema dell’arte e ne analizza la comunicazione, i meccanismi di promozione e il mercato stesso.
Origini street
La forza che deriva dalle origini street del trio è proprio quella di riuscire a infiltrarsi tra le maglie istituzionali, pur mantenendo tratti indipendenti. Il trio indossa maschere da guerrilla, parla una lingua non identificata e venera una divinità canina chiamata Txakurra che permette ai 3 componenti di dipingere a 6 mani in una sorta di sovrapposizione identitaria.
La Canemorto ribalta così le aspettative, manipola da dentro il linguaggio e i corollari del sistema, cercando di calzare i panni degli addetti al settore tra curatori, giornalisti, critici e mercanti.







