Roma, 25 ott. (askanews) – Una statua rotta, caduta a terra e frantumatasi in mille pezzi – un simbolo tra le figure del teatro della pittura di Nicolò Bruno – lascia vibrare l’eco inquieto di ciò che un tempo era intero. L’artista milanese è il protagonista a Casa Vuota a Roma della mostra intitolata Il peso dell’altro, curata da Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo, in dialogo con la pittura di Guglielmo Janni (1892-1958): uno sguardo queer attraverso e oltre il Novecento. È la doppia personale di un artista del presente e di un artista storicizzato al quale non si dedica una mostra dal 1986, cioè da quella curata da Maurizio Fagiolo Dell’Arco all’Accademia Nazionale di San Luca. L’esposizione si inaugura sabato 25 ottobre 2025 nell’appartamento-galleria di via Maia 12 e si può visitare su appuntamento fino al 18 gennaio 2026, prenotando ai numeri 3928918793 o 3284615638 oppure all’email vuotacasa@gmail.com.

IL REALISMO EMOZIONALE DI NICOLÒ BRUNO Innamorato del colore, interessato all’aspetto magico della pittura e allo stupore che il suo esercizio comporta, Nicolò Bruno espone a Casa Vuota una serie di dipinti di medie e piccole dimensioni realizzati nel corso del 2025 a partire da un periodo di residenza trascorso in Georgia. Per la sua prima personale romana, viene presentato al pubblico in maniera organica un ciclo di lavori pittorici più liberi e personali, emancipati dagli appunti fotografici che l’artista per lungo tempo ha usato come strumento di archiviazione, composizione e ispirazione per la costruzione dei suoi quadri. “Il peso dell’altro – spiega Bruno – nasce dalla necessità di abbandonare l’immagine trovata per entrare in un immaginario mio, più intimo e irrisolto. Copiare fotografie mi tratteneva sulla superficie: restavo spettatore. Qui invece ho scelto di espormi, di lasciare parlare ciò che non so spiegare”.