Il punto essenziale per interpretare i dati è che il Governance Poll non va confuso con le intenzioni di voto. Non si analizza uno scenario competitivo ma la scelta posta agli intervistati riguarda solo l’amministratore in carica, a prescindere dall’appartenenza politica, che non viene menzionata nell’intervista.
Questo fa sì che il giudizio si concentri sull’operato del presidente di Regione o del sindaco. Insomma è un’analisi di percezione attuale delle performance degli amministratori e non una proiezione del consenso quando si voterà.
Al di là della premessa, i risultati ci restituiscono alcuni indicatori utili proprio a valutare il rapporto tra cittadino e chi governa il territorio. Il trend complessivo, per sindaci e presidenti, è prevalentemente in diminuzione rispetto al consenso ottenuto nell’urna, questo è vero anche per molti che occupano la parte alta della classifica. Tra i governatori ben dieci su 18 (55%) perdono consenso mentre tra i primi cittadini a diminuire l’appeal sono 57 su 97 (58,8%). L’analisi complessiva evidenzia, dunque, la difficoltà di chi governa il territorio a mantenere il consenso.
Evidentemente parte delle attese maturate in campagna elettorale non vengono poi soddisfatte. E allora è necessario interrogarsi sui motivi, comprendere se il fenomeno possa ascriversi a un calo di fiducia generalizzato nei confronti di chi amministra a livello locale o se vi siano criticità inerenti agli strumenti e al reale potere di cui dispongono sindaci e presidenti.









