«Mi sembra un esercizio connotato da una forte impostazione ideologica». Matteo Piantedosi, ministro dell’Interno ed ex prefetto, difende a spada tratta il “suo” dl Sicurezza, attaccato dalla Cassazione con un collage di interventi pubblicati all’interno del massimario della Corte. «Mi sfugge quali principi della Costituzione violerebbe» spiega rispondendo alle «diverse criticità» segnalate, prima di non dirsi contrario («In una cornice di legalità») all’idea di circoscrivere il reato di tortura avanzata dal vicepremier Matteo Salvini.
Ministro, ha letto la relazione della Corte Costituzionale? Che valutazione ne dà? Viene contestato anche il carattere di necessità e urgenza del decreto... «Non ho avuto tempo di leggere la relazione ma, da come è stata diffusa, mi sembra un esercizio connotato da una forte impostazione ideologica più che da considerazioni di puro diritto. Mi risulta difficile immaginare l’incompatibilità con la nostra Carta costituzionale di norme, tra le altre, tese a proteggere cittadini e Forze di polizia dalle violenze che vengono compiute nelle manifestazioni, oppure tutelare le persone che hanno la necessità e l’urgenza di recarsi a lavoro o in ospedale per esigenze di soccorso. Quanto poi alla scelta della decretazione d’urgenza, se il giudizio sulla legittimità costituzionale fosse limitato all’opinione dell’ufficio del Massimario della Cassazione, allora sì che avrei il timore di vivere in un Paese che ha perduto i fondamentali riferimenti degli equilibri costituzionali tra i poteri. Sono certo che, allorquando le questioni in argomento dovessero essere sollevate in veri e propri procedimenti giudiziari, saranno ben altre le valutazioni che verranno espresse».











