“Chi vince festeggia, chi perde spiega”: la frase cult di Julio Velasco, grande ct del volley e anche grande amico personale di Giovanni Malagò, calza a pennello anche per le ultime elezioni Coni. Il trionfo di Luciano Buonfiglio – che è il trionfo di Malagò e della casta, almeno per il momento (poi si vedrà se e quanto il nuovo presidente avrà voglia e forza per discostarsi dal vecchio corso) – evidentemente equivale alla sconfitta della politica.

Hanno perso tutti quelli che negli ultimi anni hanno fatto la guerra al capo del Coni costringendolo a ritirarsi, convinti che levato lui di mezzo sarebbe cambiata l’aria dentro al Comitato. Invece non è cambiato proprio nulla. Quindi ha perso innanzitutto il ministro Abodi, che ha difeso a oltranza la legge sui mandati e poi sposato con entusiasmo la candidatura di Luca Pancalli. Ha perso Paolo Barelli, capogruppo di Forza Italia, arcinemico di Malagò, che più di ogni altro ha tirato la volata a Pancalli. Un po’ meno Giancarlo Giorgetti, che pure Malagò non lo ama, ma con Buonfiglio ha un buon rapporto – almeno da quando il suo delfino Antonio Rossi ci ha fatto un accordo per un ticket alle ultime elezioni in FederCanoa, diventandone il vicepresidente (e ora probabilmente è destinato diventarne l’erede) -, e infatti è stato tra i primi a congratularsi. E poi ovviamente hanno perso i meloniani, che non vedevano l’ora di occupare il Foro Italico come hanno già fatto con Sport e Salute (con la vittoria di Pancalli la vicepresidenza sarebbe spettata a Juri Morico, presidente dell’ente Opes, vera costola di Fratelli d’Italia, e forse ci sarebbe stato anche un segretario generale di destra).