Se vuoi nascondere un albero, piantalo in mezzo alla foresta. Per i pubblici ministeri della Procura di Trapani l'esempio era perfetto per sostenere l'esistenza di una loggia massonica segreta a Castelvetrano, dove è notoria l'affollata presenza di logge ufficiali, dando ragione agli investigatori dei Carabinieri, gli stessi che nel frattempo si occupavano della caccia al latitante mafioso e stragista castelvetranese Matteo Messina Denaro. Ma l'ipotesi dell'esistenza di una loggia segreta è stata ritenuta infondata dai giudici del Tribunale di Trapani, con una sentenza di poche ore addietro.

Il filone della massoneria segreta è stato uno dei capitoli di questo dibattimento scaturito dall'operazione "Artemisia", condotta nel 2019 dai Carabinieri, e che portò anche allo scioglimento per inquinamento mafioso del Comune di Castelvetrano. La massoneria nel processo è stata presente come un'ombra, ogni tanto ha fatto comunque capolino, per l'appartenenza dichiarata di alcuni imputati alla massoneria ufficiale. Ma nessuna loggia segreta. Una pronuncia che però non è stata indolore per molti degli imputati, perché comunque sono arrivate le condanne per corruzione. La pena più pesante, dodici anni, per un medico, Giovanni Lo Sciuto, 62 anni, ex deputato regionale, che fu anche vice presidente della commissione parlamentare antimafia, sempre dell'area centrodestra, vicinissimo per anni al ministro Angelino Alfano, e intimo con l'ex presidente dell'Ars Francesco Cascio. Lui, amico in gioventù del poi divenuto boss Matteo Messina Denaro, con tanto di foto trovata durante una indagine antimafia, (ma Lo Sciuto non ha mai avuto imputazioni mafiose), sarebbe stato a capo di questa loggia, ma l'accusa di violazione della legge Anselmi è caduta per lui e anche per altri, come l'ex sindaco di Castelvetrano, l'avv. Felice Errante jr. Non c'era la massoneria segreta ma una sorta di "galassia" di buoni amici che in nome della cattura del consenso elettorale spadroneggiavano in lungo e in largo per la provincia di Trapani. I giudici hanno riconosciuto esistere attorno all'ex deputato Giovanni Lo Sciuto un "cerchio magico" dove si concordavano , corruzioni a più livelli all'interno delle istituzioni. C'era l'Inps, dove grazie al referente, il medico Rosario Orlando, condannato a sette anni, si "regalavano" le invalidità secondo i desiderata di Lo Sciuto, ma anche la formazione professionale, che faceva riferimento all'allora presidente Anfe, Paolo Genco, per lui condanna a otto anni In questo circuito anche uomini in divisa, tre poliziotti, investigatori del Commissariato e della Dia, Salvatore Passanante e Salvatore Virgilio, e un agente, Salvatore Giacobbe, condannati i primi due a sei anni, il terzo a sette anni, anche loro a disposizione dell'on. Lo Sciuto.