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Ultimo aggiornamento: 15:34

“Una chiara connotazione politica o partitica”. Questa la singolare motivazione che ha portato alla sospensione di Simone Veronese dagli incarichi dirigenziali della Uil. Veronese, insegnante di Reggio Calabria, nei giorni scorsi aveva denunciato pubblicamente l’assenza dei contatori dell’acqua in molti immobili di proprietà del Comune: dagli uffici pubblici a tutte le scuole passando per lo stadio “Granillo” e la sede della polizia locale. Una denuncia che il professore, da cittadino e non da sindacalista, ha formalizzato anche alla Procura della Repubblica e alla guardia di Finanza ai quali ha ipotizzato pure una serie di presunti reati: dal furto d’acqua alla truffa passando per la violazione dell’articolo 2621 del codice civile relativo alle “false comunicazioni sociali”.

Il resto lo ha detto in una conferenza stampa in cui ha sostenuto che il costo dell’acqua utilizzata dal Comune non sarebbe “mai stato messo a bilancio in uscita determinando un falso”. Parole forti che, ovviamente, hanno scatenato la polemica con l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Giuseppe Falcomatà. A rispondere alle prime segnalazioni di Simone Veronese era stato il vicesindaco Paolo Brunetti secondo cui non solo “il tema riguarda la stragrande maggioranza dei Comuni” ma “la questione relativa all’utilizzo dell’acqua negli edifici pubblici comunali è assolutamente lineare e trasparente”. Fin qui la vicenda ha visto protagonisti il più grande Comune della Calabria e un privato cittadino che, nel suo settore lavorativo (quello di insegnante), è anche impegnato dal punto di vista sindacale: è infatti iscritto alla Uil, sindacato con il quale è stato pure eletto come Rsu.