Per raccontare la storia del Pizza Index dobbiamo fare qualche passo indietro. È il 17 gennaio 1991. Da qualche ora è scaduto l’ultimatum lanciato dagli Stati Uniti di George Bush all’Iraq di Saddam Hussein. Il mondo è con il fiato sospeso: l’esercito a stelle e strisce si prepara a colpire la nazione mediorientale? Quando partiranno esattamente gli attacchi? L’ultimatum potrebbe essere prolungato?Al di fuori della Casa Bianca e del Pentagono, nessuno sa con certezza che cosa stia per succedere. Nessuno, tranne Frank Meeks: il proprietario della pizzeria Domino’s che si trova al 3535 di South Ball Street ad Arlington (Virginia), circa cinque minuti di macchina (o motorino) dalla sede del dipartimento della Difesa.Quella sera, Frank Meeks ha notato un dettaglio importante: invece della solita manciata di ordinazioni notturne che riceve dal Pentagono, la notte del 17 gennaio 1991 ne ha ricevute 101. Un evidente segnale del fatto che lo staff del Pentagono fosse alle prese con delle interminabili maratone notturne e che, quindi, qualcosa di grosso stesse bollendo in pentola. E infatti, il mattino successivo, quando a Baghdad era piena notte, l’operazione Desert Storm ebbe inizio.Come scherzò lo stesso Meeks, raccontando la sua intuizione a un giornalista del Los Angeles Times, “non sempre i giornalisti sanno quando sta per succedere qualcosa di grosso. Perché loro alle 2 del mattino sono a letto, mentre i nostri fattorini sono là fuori”.Che cos’è il Pizza IndexÈ uno degli episodi che ha consolidato la leggenda del Pizza Index, vale a dire la possibilità, per chi sa leggere i segnali, di prevedere quando gli Stati Uniti stanno per lanciare qualche attacco monitorando il numero di consegne notturne di pizza – o di sushi, hamburger o altro – negli uffici del Pentagono o della Casa Bianca. Da allora, sempre più persone hanno iniziato a seguire il consiglio del reporter della Cnn Wolf Blitzer: “Monitorate sempre le pizze”.Per quanto l’open source intelligence (OsInt) – ovvero la raccolta e l’analisi di informazioni accessibili pubblicamente, spesso in tempo reale, per ricavare dati strategici – sia esplosa grazie ai social media e alla possibilità di avere accesso a un mare di informazioni (immagini satellitari per monitorare gli spostamenti delle truppe, conversazioni su social, canali di Telegram o altro, mappe di traffico attorno a installazioni militari, tracciamenti di voli su piattaforme come FlightRadar24), le prime tracce di questa forma di intelligence amatoriale risalgono quindi a un’epoca diversa e pre-internet.È anche da questo aspetto che si intuisce quanto il Pizza Index sia simbolicamente importante. Un indice che da decenni fornisce, o dà l’impressione di fornire, indicazioni importanti che hanno permesso di anticipare, o hanno confermato a posteriori, le riunioni notturne durante le quali si sono decisi i preparativi di avvenimenti cruciali.La storia del Pizza IndexLa prima occasione in cui si è parlato del Pizza Index risale infatti al 1983, in piena epoca reaganiana: come racconta il blog della società di private intelligence Prime Rogue, “la notte prima che gli Stati Uniti lanciassero l’Operazione Urgent Fury a Grenada, le ordinazioni di pizza al Pentagono sarebbero raddoppiate rispetto al normale. Uno schema simile fu osservato anche alla vigilia dell’invasione di Panama, nel dicembre del 1989. In entrambi i casi, le riunioni strategiche notturne si tradussero in ordini extra-large di pizza”.Altre occasioni hanno riguardato il raid ordinato da Obama che ha portato all’uccisione di Osama Bin Laden, i missili lanciati sulla Siria a partire dall’aprile 2017 (durante i quali gli appassionati di OsInt notarono dei pattern anomali nelle consegne qualche ora prima dell’attacco alla base aerea di Shayrat), l’uccisione via drone del generale iraniano Qassem Soleimani o l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.L’ultima occasione in cui il Pizza Index ha fatto parlare di sé – e la ragione per cui nelle scorse settimane moltissime testate se ne sono occupate – è che in piena escalation tra Israele e Iran si sono registrati picchi improvvisi di consegne di pizza vicino al Pentagono, tra le 24 e 36 ore prima degli attacchi. A notare la coincidenza (che tale, evidentemente, non era) è stato uno degli account più seguiti sul tema: il profilo X di @penpizzareport, che si è accorto del picco di attività di vari ristoranti nelle vicinanze del Pentagono e contestualmente della scarsa frequentazione dei locali notturni (tutti dettagli notati tramite Google Maps).Come funziona il Pizza IndexConsiderando la recentissima e improvvisa notorietà, e soprattutto la bizzarria del Pizza Index, è facile sospettare che si tratti di una sorta di leggenda metropolitana. È così? “No, l’indice esiste davvero e non è l’unico utilizzato oggi e in passato per valutare situazioni specifiche o effetti di azioni non riscontrabili direttamente, se non appunto tramite osservazioni indirette o segnali non convenzionali”, spiega a Wired Paolo Dal Checco, esperto di digital forensic e OsInt e consulente informatico forense.D’altra parte, raccogliere i segnali del Pizza Index è meno difficile di quanto potrebbe sembrare: Google Maps fornisce regolarmente informazioni sui picchi di attività di ristoranti, locali notturni e altro; mentre tramite le app di consegna è possibile notare improvvisi aumenti nei prezzi o nei tempi di consegna in una determinata zona, segnalando, anche in questo caso, un’attività insolitamente elevata. È anche possibile monitorare i gruppi Facebook o le pagine Reddit in cui i rider si scambiano informazioni ed esperienze. Gli esperti di OsInt più abili dal punto di vista informatico potrebbero anche sfruttare delle API collegate alle app più utilizzate per essere informati in tempo reale sulle anomalie dei servizi di consegne o di altri simili.Ma se è così facile prevedere quando al Pentagono o alla Casa Bianca sono in corso riunioni prolungate, facendo presagire che qualcosa di grosso sta per avvenire, perché non prendono delle semplici contromisure? “Credo che conoscano bene il problema, ma lo ritengano poco importante o lo sottovalutino, dato che alla fine l’indicatore degli ordini di pizza fornisce informazioni circa la probabile presenza di attività governative ma non consente in alcun modo di capirne il tipo. È probabilmente un fastidio, ma per il governo USA nulla di più”, prosegue Dal Checco.I limiti del Pizza IndexOltre a non poter sapere, anche se magari è possibile intuirlo, quando una questione geopolitica scottante è in cima all’agenda mediatica, c’è anche il problema dei falsi positivi: invece di essere causate da una riunione d’emergenza, il picco di consegna delle pizze potrebbe essere legato a un importante evento sportivo che i colleghi hanno deciso di guardare insieme o a una festa di pensionamento e simili. In più, è impossibile sfruttare uno strumento di OsInt di questo tipo per scoprire se sono in corso operazioni magari di cruciale importanza, ma conosciute solo da un ristrettissimo numero di funzionari governativi.Nonostante gli inevitabili limiti, altre forme simili di OsInt sono state impiegate nel corso dei secoli: “Un altro indicatore indiretto o non convenzionale usato in passato, di cui parlo sempre durante i miei corsi OsInt, è quello del prezzo delle arance a Parigi. Durante la Seconda Guerra Mondiale, gli Alleati utilizzarono proprio il prezzo delle arance a Parigi come indicatore indiretto dell’efficacia dei bombardamenti sui collegamenti stradali e ferroviari: quando le vie di comunicazione (principalmente ponti o viadotti) venivano colpiti e distrutti, le arance non riuscivano ad arrivare nella capitale francese e quindi il prezzo aumentava notevolmente”, racconta Dal Checco. “Altri indicatori famosi sono la presenza di rifiuti nei bidoni (che però richiede osservazione diretta) o il numero di auto parcheggiate in un luogo (questo osservabile anche via satellite), forse ancora più precisi del numero di pizze ordinate in orari serali”.La correlazione, come noto, non sempre indica una casualità. E il tentativo, tipico del mondo di internet, di dare a tutti i costi una spiegazione ai tanti pattern e alle tante tracce reperibili in rete – che può trasformarsi in una finta OsInt più simile a un gioco di ruolo – è anche alla base di pericolose teorie del complotto come QAnon (o anche solo del rischio di diffondere allarmismi e disinformazione sulla base di un ordine di pizze che potrebbe, come detto, anche indicare altro).Alla luce di tutto ciò, e affinché abbia una sua utilità, gli esperti di OsInt non fanno ovviamente affidamento a un solo indicatore, ma lo incrociano con le altre fonti a disposizione. Altrimenti, un indicatore che, per quanto bizzarro, ha dimostrato nel corso dei decenni di avere una sua effettiva validità, rischia di trasformarsi da segnale di open source intelligence in una sorta di meme dello spionaggio.