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Ultimo aggiornamento: 11:25

Non sono mai stata contraria agli eventi in luoghi storici, ad esempio la contaminazione tra moda e palazzi di grande valore artistico è sempre esistita, anzi è nata insieme: lo sfoggio di abiti sontuosi avveniva proprio in occasione di aperture di dimore nobiliari, impedire feste nei saloni delle feste è poi un’antinomia.

Non si possono e non si devono equiparare però queste situazioni, tutto sommato contenute, alla siliconica festa americana – una volta si diceva americanata e dovremmo avere il coraggio di ripristinare questo termine. Non vedo molta differenza, a parte la straordinaria ricchezza del padrone di Amazon, la cui fortuna si deve anche ai milioni di italiani suoi clienti, tra la festa americana e quelle proposte in reel di allucinanti e sperperoni sposi napoletani – ma per fortuna non tutti i napoletani sono così.

I ricavi per ora da quanto si apprende sono modesti rispetto al caos, aggiungendo poi l’infelice giustificazione che questo evento contribuirebbe a far conoscere, ohibò, Venezia nel mondo: lo stesso dissero gli organizzatori del concerto dei Pink Floyd che lasciarono la città con non pochi danni. L’impatto ambientale tra aerei privati e mega yacht non è dissimile a quello delle grandi navi con turisti frettolosi, anche se meno abbienti e ugualmente poco interessati ai contenuti artistici della città lagunare.