La crisi congiunturale che ha colpito il comparto della meccanica agricola nel 2024, con produzione e export in calo a doppia cifra, non offusca il ruolo strategico che il settore è chiamato a svolgere nel medio-lungo periodo. Di fronte a una domanda globale di cibo in crescita, che impone standard più alti di efficienza, qualità e sostenibilità, l’agricoltura e l’agroindustria restano ambiti cruciali, sempre più interconnessi con tecnologie digitali e intelligenza artificiale. Da qui la scelta di FederUnacoma di invitare attorno al tavolo dell’assemblea generale, che si è svolta ieri a Bologna, tutte e tre le associazioni agricole del Paese – Coldiretti, Confagricoltura, Cia – per ragionare assieme delle sfide della filiera. Occasione anche per festeggiare assieme l’80° compleanno della Federazione nazionale costruttori macchine per l’agricoltura, una delle realtà più importanti del sistema Confindustria, che rappresenta in Italia un comparto di 2mila aziende e oltre 130mila posti di lavoro con l’indotto.
Un 2024 in caduta in Italia e nel mondo
I numeri del 2024 non sono però da brindisi: la meccanica agricola tricolore ha archiviato l’anno con un fatturato di 14 miliardi di euro in calo del 14,5% rispetto all’anno precedente, trainato verso il basso sia dalla flessione del mercato interno, con immatricolazioni ai minimi storici, sia dalla contrazione dell’export, sceso a 6,8 miliardi di euro (-15,1%). Un consuntivo che rispecchia le difficoltà del comparto a livello globale, tra tensioni geopolitiche, instabilità dei prezzi e dazi. Dopo il boom post-pandemico del 2021, il mercato mondiale delle trattrici ha avviato infatti un ciclo discendente, che nel 2024 ha portato le immatricolazioni a 2,03 milioni di unità su scala globale (-8% sull’anno precedente e -18% rispetto al picco del 2021), per un valore complessivo di 52 miliardi di dollari. «Il contesto in cui operano le imprese europee e italiane è davvero molto difficile – spiega la presidente di FederUnacoma Mariateresa Maschio –. Dobbiamo fronteggiare variabili imprevedibili sulle materie prime, sulle forniture energetiche e un’offensiva dei Paesi emergenti, che puntano a invadere i mercati con prodotti a prezzi estremamente bassi».








