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Washington e Pechino sembrano convergere su un’intesa che punta ad allentare le tensioni commerciali

Il Ministero del Commercio cinese ha annunciato di aver raggiunto un'intesa con Washington sui "dettagli del quadro dei colloqui di Ginevra", specificando che gli Stati Uniti si sono impegnati a rimuovere "una serie di misure restrittive" sul commercio bilaterale. Pechino, da parte sua, ha dichiarato che valuterà e approverà, in conformità alla normativa vigente, l’esportazione di prodotti soggetti a controlli. Secondo quanto riportato dai media statali cinesi, l’auspicio ufficiale è che le due economie possano "incontrarsi a metà strada" per promuovere "uno sviluppo sano, stabile e sostenibile" delle relazioni economiche e commerciali.

Da parte americana, il presidente Donald Trump ha confermato la firma di un accordo commerciale con la Cina, senza fornire dettagli sull’intesa, e ha aggiunto di attendersi un prossimo accordo anche con l’India. In un’intervista a Bloomberg, il Segretario al Commercio Howard Lutnick ha affermato che l’intesa con Pechino è stata formalizzata all’inizio della settimana, pur senza specificarne i contenuti. La Casa Bianca ha inoltre indicato che la sospensione dei dazi reciproci con la Cina, attualmente in vigore fino al 9 luglio, potrebbe essere prorogata per ulteriori 90 giorni. La portavoce Karoline Leavitt ha sottolineato che "la scadenza non è vincolante" e che il presidente "si riserva la facoltà di proporre accordi tariffari alternativi a quei Paesi che non ne presentano uno entro il termine stabilito". Secondo Lutnick, “il presidente preferisce concludere personalmente questi accordi. È un negoziatore. Ne vedremo molti altri a seguire”. Tuttavia, da parte cinese non è giunta alcuna conferma formale sull’intesa. Pechino ha invece annunciato un'accelerazione nel rilascio delle licenze per l’export di terre rare, materiali strategici per la produzione di veicoli elettrici e tecnologie avanzate, dopo che in aprile aveva introdotto nuove restrizioni su sette di questi elementi, sollevando preoccupazioni tra i produttori statunitensi ed europei. La questione del controllo sulle terre rare sembra, dunque, aver superato, in questa fase, quella dei dazi come nodo centrale nei negoziati.