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Ultimo aggiornamento: 8:06

Mentre il 6 luglio Tenzin Gyatso si accinge a festeggiare i suoi 90 anni, il dilemma della successione torna al centro del dibattito. Tutto lascia pensare a un futuro con due Dalai Lama: uno fedele alla Cina e uno riconosciuto dalla comunità tibetana in esilio. Il passaggio delle consegne comporterà una minore visibilità del buddhismo all’estero, dove Tenzin Gyatso viene considerato un simbolo della resistenza tibetana fin dagli anni ’50? Ilfattoquotidiano.it lo ha chiesto a Robert Barnett, docente presso la School of Oriental and African Studies di Londra e tra i massimi esperti di Tibet.

Il Dalai Lama ha avanzato varie possibilità per eludere il controllo di Pechino, persino di non reincarnarsi. Cosa dobbiamo attenderci?

Il 2 luglio Tenzin Gyatso terrà un discorso in cui chiarirà tre punti. Confermerà di aver ricevuto numerose richieste dai suoi seguaci affinché continui la pratica della reincarnazione, ribadirà che non si reincarnerà in Tibet o in Cina, a meno che non venga raggiunto un accordo con Pechino prima della sua morte, ma il governo cinese ha già dichiarato “illegale” ogni reincarnazione all’estero, e indicherà che il suo successore sarà scelto secondo i rituali tradizionali (divinazione, individuazione di un bambino con qualità speciali) e che quindi non utilizzerà metodi alternativi, come la nomina anticipata di un successore ventilata nel 2011. Tutto questo implica che dopo la sua morte ci sarà un periodo di transizione di diversi anni senza un Dalai Lama in carica, con conseguenze importanti soprattutto per la comunità tibetana in esilio.