Tipico di chi sa poco di storia odi quelli senza il gene della vergogna, il vincitore delle primarie del Partito Democratico per le elezioni del sindaco di New York, ha fatto il discorso della vittoria e ha esordito citando Nelson Mandela. «Come disse Nelson Mandela» ha gigioneggiato - «sembra sempre impossibile finché non viene fatto». Pausa teatrale. Applausi. «Amici miei, è stato fatto. E voi siete coloro che l’hanno fatto accadere». Per il Madiba, dopo 27 anni di galera, l’impossibile era un Sud Africa libero dai ghetti razziali. Per Zohran Mamdani l’impossibile era leggere il suo nome sulla scheda elettorale il prossimo 4 novembre, accanto a quello del sindaco in carica Eric Adams, la cui popolarità è crollata solo dopo essere stato incriminato lo scorso anno per accuse federali, tra cui corruzione e frode, e del repubblicano Curtis Sliwa, che ci riprova dopo la sconfitta del 2021, quando non riuscì a superare il 30% delle preferenze.
Meglio sarebbe stato non citare il premio Nobel, ma tralasciando la vertigine del paragone, la vittoria di Mamdani era, se non impossibile, impensabile fino a poco tempo fa. Il deputato statale del Queens, trentatrè anni di cui otto come membro dei Democratic Socialists of America, ex aspirante rapper con lo pseudonimo “Mr. Cardamom” e già produttore di musica rap, è cittadino americano naturalizzato dal 2018 e il socialismo che si appunta sulla giacca è più un ninnolo che una fede. Nato a Kampala, in Uganda, è cresciuto in una famiglia della New York salottiera, il babbo politologo e antropologo, professore di studi postcoloniali alla Columbia University, la mamma Mira Nair, celebre regista indiano-americana che nel 2001 vinse il Leone d’oro per “Monsoon Wedding”.







