«La verità già c'è ed è la responsabilità di Alberto Stasi». Luciano Garofano, generale, biologo ed ex comandante del Ris, oggi era a Genova per un altro grande caso di cronaca nera. Un cold case, quello che ormai è noto come delitto del trapano, la brutale uccisione di Luigia Borrelli, di giorno infermiera, di notte prostituta, nei caruggi di Genova il 5 settembre 1995.
Ma Garofano, qui consulente della Procura che punta il dito contro il carrozziere Fortunato Verduci, ai cronisti presenti non ha voluto parlare del delitto genovese. Diverso il discorso su Garlasco, il delitto che il militare all’epoca seguì per conto dell’accusa come capo del Reparto investigazioni scientifiche dell’Arma. Secondo le prime analisi nei reperti trovati nel sacchetto dell’immondizia di casa Poggi non ci sarebbero tracce di Andrea Sempio, di cui oggi Garofano è consulente, e l’ex comandane non si sottrae a commentare.
«Sinceramente sono rimasto sorpreso di questa immediata diffusione dei dati relativi alle analisi, perché sono le prime e non capisco come possano essere filtrate. Effettivamente, come in parte ci aspettavamo, ci sono due considerazioni da fare: che il Dna è molto potente e sensibile, quindi i reperti anche a distanza di 18 anni danno risposte, che per noi erano scontate perché valutando la scena del crimine e gli incontri che c'erano stati precedentemente tra Alberto Stasi e Chiara Poggi, quei pochi oggetti trovati nella spazzatura non potevano che essere qualcosa che era legato alla loro vita e quindi i risultati hanno confermato nessun'altra presenza. Quei risultati devono essere completati e quindi aspettiamo con molto rispetto per queste indagini eventuali altri risultati».






